Questione
di cronotipo

Questione di cronotipo
Questione di cronotipo
Federico Mereta02.03.2020

C’è un orologio che regola le attività del nostro corpo. E non tiene un tempo uguale per tutti. C’è chi tende a svegliarsi presto la mattina, cominciando a muoversi già prima delle luci dell’alba. E c’è chi invece la sera non vuol proprio saperne di prendere sonno, rimanendo sveglio fino alle ore più tarde. Nulla di strano, si dirà. Ma c’è un fattore che non dobbiamo dimenticare. Il «cronotipo», ovvero le diverse tendenze di ognuno, influisce anche sul nostro modo di nutrirci. Quindi per chi si sveglia presto l’appuntamento con la colazione è anticipato e spesso anche la cena si fa con le «galline». Chi invece tende a rimanere sveglio di notte, sceglie spesso di cenare «alla spagnola», molto più avanti. Insomma. Non siamo tutti uguali. Il problema è che quando si tratta di tenere sotto controllo il peso e di prevenire le malattie cardiovascolari, la situazione cambia. Per chi pensa che il mattino abbia l’oro in bocca, infatti, la situazione appare migliore. Lo fa pensare una ricerca guidata dal Nestlé Research, in collaborazione con docenti di diverse università internazionali, apparsa su Advances in Nutrition. Lo studio che ha analizzato numerose indagini relative al «cronotipo» (così si definisce la naturale tendenza, probabilmente incisa nel Dna di ognuno, ad avere particolari ritmi) dimostra infatti che chi va molto avanti la notte può avere un rischio maggiore di soffrire di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2 rispetto ai mattinieri. Il motivo? C’è la tendenza ad assumere abitudini alimentari meno salutari. La crononutrizione, che ci porta ad avere abitudini consolidate in base a quanto richiede il nostro corpo, è insomma, una realtà. «I nostri orologi biologici sincronizzano i sistemi metabolici per renderli efficienti e funzionali nel periodo diurno per lasciarci riposare la notte», ricorda Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista, Università Campus Biomedico di Roma. «Se invertiamo le nostre attività, creiamo il fenomeno della “chronodisruption” correlata direttamente con disturbi metabolici, obesità e malattie cardiovascolari». D’altro canto, in base a quanto emerge dalla ricerca, le persone che vanno a letto più tardi tendono a seguire un’alimentazione meno sana rispetto ai mattinieri, consumando una maggiore quantità di bevande energetiche, zuccherate e con caffeina e ricavando una quota maggiore di energia dai grassi. Non solo, seguono schemi alimentari più irregolari, saltando per esempio la prima colazione e mangiando più tardi nel corso della giornata. Il team di esperti ha inoltre osservato che le persone con cronotipo serale tendono a mangiare una minore quantità di cereali, verdure e frutta e a consumare meno pasti durante la giornata, ma più abbondanti. Tutti comportamenti collegati all’aumento della pressione sanguigna, al metabolismo del glucosio e alla gestione dei lipidi, che, a loro volta, possono incrementare il rischio di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. «Di notte il controllo del glucosio è più problematico anche in condizioni di digiuno perché la produzione di melatonina e di cortisolo (nelle prime ore del mattino) tende ad antagonizzare l’azione dell’insulina con il risultato di un aumento della glicemia nei diabetici. L’arrivo di alimenti, e in particolari degli zuccheri, in questo periodo notturno può scompensare un equilibrio già difficile da mantenere soprattutto nei soggetti predisposti», commenta l’esperto. Insomma: attenti a tavola. E ricordiamoci che alimentarsi è come una «regolazione» naturale che ci aiuta a prender sonno e a svolgere le funzioni naturali. Quando possibile, poi, senza violentare il cronotipo, cerchiamo di cenare prima. Il «riposo» metabolico notturno può aiutarci.