Il gusto
che fa
star bene

Il gusto che far star bene
Il gusto che far star bene
femereta@tin.it22.06.2020

È il momento buono. Per il bimbo recalcitrante di fronte a frutta e verdura, con l’estate e la disponibilità di tanti prodotti a chilometri zero si può puntare su qualche indicazione alimentare che si discosti dalle sue abitudini. Il tutto, però, va fatto senza stress, senza obblighi né rappresaglie per chi è renitente a insalate, zucchine e simili. E soprattutto, non bisogna puntare sulla ricompensa, della serie «se mangi l’insalata poi avrai il gelato». L’educazione al gusto e all’alimentazione sana, per i più piccoli, è un processo che varia da bambino a bambino. E che va sempre concordato con il pediatra. «La monotonia alimentare è una regola per i bambini, che tendono comunque ad essere diffidenti per i sapori nuovi», spiega Andrea Ghiselli, presidente della Società Italiana Specialisti in Scienza dell’Alimentazione. «Quindi occorre abituarli progressivamente a nuovi alimenti, senza pensare che sia necessario un supporto psicologico non appena si oppongono a nuovi cibi. E bisogna sempre tenere presente che i rifiuti si concentrano soprattutto sulla verdura, specie se amara, e su certi frutti». Insomma. Combattiamo le cattive abitudini a tavola, anche sfruttando i benefici dell’attività fisica che in questa stagione può farla da padrona (sempre con le attenzione legate a Covid-19), senza per questo stressarci (e stressare l’erede) se non otteniamo subito le gratificazioni che vorremmo. A spingere mamma e papà ad evitare obblighi, castighi e sguardi di traverso a tavola arriva anche una ricerca condotta negli Usa (là le abitudini a tavola sono probabilmente peggiori) che dice come nonostante tutto il bambino, piano piano, si adatta al regime alimentare e comunque è destinato a crescere bene senza essere sottoposto a tensioni eccessive. Lo studio ha preso in esame 317 coppie madre-figlio per cinque anni (dai 4 ai 9 anni dei bambini) raccogliendo informazioni sulle abitudini alimentari dei bimbi e sull’atteggiamento delle mamme a tavola. Si è visto chiaramente che mamma e papà – e per buon peso mettiamoci anche i nonni – solo raramente riescono ad ottenere risultati. I bambini che in termini anglosassoni vengono definiti «picky eaters», cioè estremamente selettivi, non tendono a recedere per nulla dalle loro convinzioni. E se rifiutano broccoli, finocchi e simili, non cambiano idea con punizioni o promesse di ricompensa. La ricerca dice infatti che i bimbi più «attenti» nelle scelte (che debbono essere sempre e comunque portate verso valori nutritivi positivi, come appunto sono quelli dei vegetali nell’ambito di un’alimentazione mediterranea) sono anche quelli che più grandicelli avranno un miglior controllo del peso. Consigli per i genitori? Educate i bimbi al gusto, abituandoli ad un’alimentazione mista che preveda diverse tipologia di cibi. In genere amaro e dolce vengono riconosciuti dai bimbi anche alle concentrazioni più basse, mentre il salato e l’acido vengono percepiti alla seconda o terza prova, ovvero a concentrazioni di sapore più elevate. Quindi c’è sempre il rischio di abituarli a piatti eccessivamente salati. E date il buon esempio. «Bisogna proporre gli alimenti nuovi senza forzare il bambino, ma mettendoli in tavola e dando, come adulti, il giusto esempio», conclude Ghiselli. «Finchè il piccolo non prova, comunque, non bisogna forzarlo né proporre ricompense o punizioni se si “comporta bene” a tavola».