L'ateneo veronese
individua
molecole maligne

Ricercatori al lavoro (foto archivio)
Ricercatori al lavoro (foto archivio)
20.05.2020

Individuate le molecole «maligne» che caratterizzano le forme più aggressive di Sclerosi multipla. Lo studio, condotto dall’Università di Verona, e pubblicato sulla rivista Annals of Neurology dell’American Academy of Neurology, potrebbe rendere possibile personalizzare le cure, scegliendo le terapie più efficaci per i pazienti con una patologia più aggressiva, massimizzando così le possibilità di successo terapeutico. La ricerca è stata condotta per 4 anni su 99 pazienti, ed è frutto del lavoro condotto dai ricercatori dell’università di Verona, coordinati da Massimiliano Calabrese, docente di Neurologia del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona. A rendere possibile il lavoro anche la collaborazione con Antonio Scalfari, dell’Imperial College di Londra, con l’Istituto superiore di sanità, con l’università di Padova e con il Centro Sclerosi multipla di Brescia.

 

La ricerca intitolata «Il profilo liquorale correlato al danno corticale predice l’attività futura della Sclerosi multipla» si è sviluppata grazie a un nuovo protocollo di analisi molecolare del profilo liquorale combinato all’esecuzione di una risonanza magnetica ad alto campo, effettuata al momento della diagnosi di Sclerosi multipla. Lo studio ha seguito 99 pazienti affetti da Sclerosi multipla per 4 anni per confermare l’ipotesi che la presenza di queste molecole «maligne», già oggetto di pubblicazione da parte del team guidato da Calabrese nel 2018, caratterizzasse le forme più aggressive.