MI VESTO BIOLOGICO

Gloria Barana di Filotimo e Laura Guerresi di FiluFilu (in alto)Daniele Scala con il team di Fior di CanapaLorella Anselmi, titolare di «Vestire biologico»
Gloria Barana di Filotimo e Laura Guerresi di FiluFilu (in alto)Daniele Scala con il team di Fior di CanapaLorella Anselmi, titolare di «Vestire biologico»
Giulio Brusati 02.02.2019

Stoffe naturali, indistruttibili, termoregolatrici, belle da vedere e indossare, rispettose dell’ambiente e morbide sulla pelle. Vestire «bio» è più di una tendenza; è uno stile di vita che fa bene alla natura e non solo. Ogni tessuto ha proprietà specifiche: andiamo alla scoperta di canapa, bambù, alpaca e seta buretta. VESTIRE BIO. Lorella Anselmi, 60 anni, è la titolare di «Vestire biologico», uno dei primi negozi bio della città. «Nel settembre del 2001, quando ho aperto in via IV Novembre (è al numero 25/C), non si sentiva parlare di biologico, specialmente nel settore dell’abbigliamento. In un internet point – il web non era diffuso come oggi - ho scoperto una ditta padovana di abbigliamento bio, Ali, e ho iniziato come negozio monomarca. Dopo un paio di anni mi sono… smarcata e ho iniziato una ricerca di materiali naturali. Io ci credo nei tessuti bio, anche se non hanno mai “sfondato”, perché costano di più», confessa Lorella. «Sono indistruttibili. Come la canapa e il bambù. Il jersey di bambù sembra un filato sintetico o una seta ma è tutto naturale e viene usato anche per l’intimo uomo-donna. Ha la proprietà di essere termoregolante ed è antibatterico naturale, cioè non produce cattivi odori. Sul fronte della lana, ci sono anche qui aziende bio. Negli anni mi sono specializzata in alpaca: una lana naturale, originaria del Perù. Esiste in natura in 20 tonalità e non ha bisogno di tintura. Tiene caldo più della lana e non infeltrisce. Un altro particolare tessuto è la seta buretta, «non violenta», perché il bozzolo non viene bollito e la larva non muore. Fa il suo ciclo naturale: resta un filo non lucido, intriso di olio buretta, quello usato dalla larva. È seta naturale al cento per cento». I FIL GOOD. In via Amatore Sciesa 3/C nel concept store Fil Good c’è un doppio laboratorio «bio»: gli abiti in tessuti naturali Filotimo e le borse in pelle Filu Filu (vedi box in alto). Gloria Barana, 29 anni, ha ideato Filotimo: «Con Filu Filu divido lo spazio di Fil Good dal marzo 2016. La mia idea di moda? Dev’essere sostenibile, etica, inquinare il meno possibile, avere rispetto del pianeta e delle persone. Usiamo solo fibre naturali e tessuti italiani. I tre materiali sono canapa, lana e ortica. Tutto parte dalla ricerca di materiali. Poi curiamo il design, il taglio e il confezionamento. Il prodotto è davvero “made in Verona”; lo facciamo noi in laboratorio. Il lavoro è mirato: andiamo in fiere dove ci sono centinaia di espositori tessili e ne selezioniamo solo 4-5. La ricerca è tanta ed è bello vedere che la gente inizia a capire», conclude. «Perché i vestiti con stoffe naturali sono piacevoli da indossare e, a differenza di quelli sintetici, hanno proprietà benefiche». FIOR DI CANAPA. In Valpolicella, a Sant’Ambrogio, si trova invece Fior di Canapa, il negozio di Daniele Scala, 37 anni. «L’idea di uno store dedicato alla canapa ce l’ho da vent’anni almeno. Da quando ho capito che il proibizionismo nasce da una strategia precisa: levarsi di torno una pianta, la canapa, che rivaleggia in vari settori con i grandi marchi industriali e farmacologici. È una pianta «bio» che sfida le lobby di tutto il pianeta». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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