È tempo di pensare
alle piste cavallabili

La posta della Olga
La posta della Olga
Silvino Gonzato06.11.2015

«Dopo che, all’inaugurazione della Fieracavalli, il nuovo presidente di Veronafiere, Danese, ha detto che in Italia ci sono un milione e mezzo di cavalieri su 59 milioni e 83 mila abitanti» scrive la Olga «gli avventori del bareto “Da Oreste” si stanno chiedendo se nel computo non siano stati tirati dentro anche i membri degli ordini cavallereschi come il cavalier del Dopolavoro Osoppo, il cavalier della Repubblica Marandèla e il cavalier del Recioto Eliseo l’alpìn. Secondo el ragionier Dolimàn sembrerebbe di sì perché sennò vorrebbe dire che due italiani e mezzo ogni cento abitanti andrebbero abitualmente a cavallo, cosa invece plausibile per il filosofo-psicologo-sociologo Strusa il quale sostiene che da casa sua al bareto ci impiega un sacco di tempo nelle ore di punta, quando cioè gli impiegati e gli operai escono dagli uffici e dalle fabbriche con i loro destrieri».

«In ogni caso, al bareto sono tutti d’accordo sul fatto che il numero di chi va a cavallo cresce di anno in anno e che si sente ormai nelle città il bisogno di piste cavallabili oltre a quelle ciclabili e che questo è un problema mica da ridere perché le strade sono quelle che sono e bisogna tener conto anche delle automobili. Giustamente il professor Scalcagnato ha fatto osservare che quando si dice “cavaliere” si deve distinguere tra cavaliere a cavallo e cavaliere appiedato sennò si ingenera confusione e sballano le statitiche. Tra i cavalieri appiedati el Scalcagnato ha ricordato, oltre ai medagliati al merito della Repubblica, gli uomini dai modi gentili, premurosi e rispettosi verso le signore. «Giusto - ha commentato la Beresina - e qua dentro, a parte el Scalcagnato, l’Osoppo e el ragionier Dolimàn, de òmeni rispettosi ghe n’è pochi” e si è lamentata dei continui spissegòti che riceve quando passa tra i tavolini con il vassoio di bicéri e di chìcare. “Ancó e par tuta la Fieracavài femo el fioréto de no slongàr le mane” ha promesso el Toni Cóa che è uno dei più attivi nei spissegòti. E il dibattito sul significato della parola “cavaliere” è andato avanti. Per esempio, come mi riferisce il mio Gino, el cavalier Osoppo ha posto un quesito interessante. “Se oltre a èssar cavalier del Dopolavoro fusse bon anca de andar a cavàl - ha chiesto - el presidente della Fiera m’avarésselo contà do volte?”».

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