Il futuro è servito
ai giovani
con gli chef 2.0

Matteo Rizzo de «Il Desco»  e Mauro Buffo dei «12 Apostoli»
Matteo Rizzo de «Il Desco» e Mauro Buffo dei «12 Apostoli»
Riccardo Verzè 09.11.2018

Giovani, talentuosi e sfrontati il giusto. Un gruppo di chef e ristoratori veronesi, in diversi casi cresciuti all’ombra di eredità culinarie «pesanti», ha deciso di mettere insieme sogni e idee, con un obiettivo programmatico chiaro quanto ambizioso: far riscoprire la cucina di Verona, donarle una nuova veste e farla apprezzare anche dai palati più giovani.

GENERAZIONI. La testa di ponte del progetto «Generations» è Matteo Rizzo, figlio di Elia, de Il Desco. Con loro ci sono il Ristorante 12 Apostoli, guidato oggi dal giovane patron Filippo Gioco con lo chef Mauro Buffo; il Ristorante Perbellini a Isola Rizza, sotto la direzione di Paola Secchi e lo chef Francesco Baldissarutti; il Ristorante Osteria Ponte Pietra di Gianni Pascucci e Diana Tropinina, con lo chef Michael Silhavì e il Ristorante De Gusto a San Bonifacio, alla guida lo chef e patron Matteo Grandi con Elena Lanza. Il progetto, presentato la scorsa primavera con un affollato evento a Villa Della Torre Allegrini, prevede una serie di eventi «per unirsi con amici e colleghi che condividono l’amore per il proprio territorio e che lo vivono, ogni giorno, da protagonisti».

A QUATTRO MANI. Nel concreto, è stato dato il via a una serie di cene «a quattro mani» che vedono protagoniste le creazioni dei giovani chef. L’esordio è stato nel «tempio culinario» dei 12 Apostoli, con lo chef di casa Mauro Buffo e Matteo Rizzo de Il Desco. Si prosegue al ristorante Perbellini di Isola Rizza, giovedì 15 novembre, con l’executive chef Francesco Baldissarutti. Altre due serate sono previste per i primi mesi del 2019 e vedranno coinvolti gli chef Michael Silhavì del ristorante Ponte Pietra e Matteo Grandi, del De Gusto di San Bonifacio (per info e prenotazioni 0457135352). Quattro percorsi degustativi realizzati a più mani e studiati appositamente per guidare i clienti in un viaggio dentro e fuori le mura di Verona.

A completare il percorso, i vini della Cantina Allegrini. Stelle Michelin e curriculum di altissimo livello (solo in quello di Buffo si va da Gualtiero Marchesi a Massimiliano Alajmo, da Ferran Adrià a El Bulli, fino a New York al Bouley Restaurant e successivamente al ristorante Falai), ma nessuna intenzione di farli pesare verso chi vuole avvicinarsi. «Ci auguriamo», è l’auspicio degli chef, «che il pubblico veronese risponda con entusiasmo, prendendo parte anche a questi appuntamenti. Soprattutto speriamo di catturare l’attenzione di un pubblico giovane, che spesso rimane lontano dai ristoranti di alto livello per timore o per poca curiosità». Se la tradizione gastronomica veneta spesso viene messa in secondo piano rispetto ad altre cucine regionali, la consapevolezza è che si tratti invece di «un patrimonio che non deve andare perduto e che per questo deve essere fatto conoscere anche a una clientela più giovane, quella che spesso invece si allontana intimorita davanti a un’insegna gourmet».

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