Amitav Ghosh lancia l'allarme clima
con un thriller che presenta a Verona

Alluvioni nel golfo del Bengala
Alluvioni nel golfo del Bengala
Maurizio Battista08.11.2019

Un romanzo d’avventura che si sviluppa come un thriller e nel contempo si intreccia con una potente denuncia sul cambiamento climatico e sulle migrazioni provocate dalle catastrofi ambientali, migrazioni sulle quali proliferano i trafficanti di esseri umani e la mafia dell’accoglienza. Amitav Ghosh, uno dei più importanti scrittori indiani e sicuramente uno dei più influenti a livello mondiale, torna in libreria con il suo ultimo romanzo, «L’Isola dei fucili» per Neri Pozza riprendendo temi a lui molto cari (ricordiamo qui uno per tutti «La grande cecità», sempre per Neri Pozza, un testo da studiare oltre che da leggere) in primis la trasformazione del clima, a partire dalle zone a lui care come il Golfo del Bengala dove, scrive, il tempo si misura ormai in base ai cicloni più catastrofici, nel 1970 il ciclone Bhola, nel 2009 invece Aila.

 

E il nuovo libro esce proprio in coincidenza con l’allarme smog più grave di sempre che ha colpito proprio la capitale dell’India, New Delhi, che ha strappato a Pechino il triste primato di capitale più inquinata del mondo. I livelli di fumi nocivi, non solo Pm10 e Pm2,5 sono dieci volte superiori al tollerabile, le scuole sono state chiuse e le autorità hanno distribuito 5 milioni di mascherine antismog. Traffico aereo, emissioni delle auto, incendi delle stoppie in agricoltura hanno creato un mix micidiale che è andato, dice la corte suprema, oltre l’emergenza.

 

Ma nel suo ultimo romanzo, Ghosh è molto più vicino a noi di quanto si pensi: se all’inizio la storia è ambientata nelle Sundarban, le foreste di mangrovie infestate da tigri e serpenti del Golfo del Bengala dove fa ritorno il commerciante di libri antichi Deen Datta, le ricerche scientifiche del protagonista lo portano ben presto a Venezia dove viene messo in evidenza il problema dell’acqua alta. L’acqua, filo comune che avvicina emisferi così lontani nel mondo: le lagune dell’India e la laguna veneta. «Uno dei principali problemi del cambiamento climatico», aveva spiegato Ghosh parlando de La grande cecità è che tutti gli avvertimenti, i moniti, gli allarmi, sono stati lanciati da scienziati e tecnici e tutte le proposte sono venute dal mondo della scienza e della tecnologia. Ma la nostra cultura genera desideri e porta avanti un modello di consumo politico-economico che persone come me, impegnate nella produzione di cultura, devono impegnarsi a cambiare».

 

Parole che oggi suonano profetiche di fronte all’allarme firmato da 11mila scienziati sull’emergenza clima e nel quale indicano sei cose da fare subito per uscire dalla crisi: sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili, riduzione degli inquinanti in atmosfera, protezione di ecosistemi, diete alimentari più bilanciate, economia carbon free, controllo della crescita della popolazione. Perché oltre ai danni prodotti dal cambiamento climatico, una più grave catastrofe potrebbe arrivare dalle grandi migrazioni a seguito di alluvioni o carestie. C’è un passaggio, nel libro, in cui Ghosh fa parlare un ragazzo bengali: «Adesso non si pesca più niente, il terreno è sempre più salino, e nella giungla non ci puoi andare senza sborsare una mazzetta alle guardie forestali. Un anno su due ti becchi un ciclone che fa tutto a pezzi. Cosa dovrebbe fare la gente? Perfino gli animali se ne vanno...». Amitav Gosh sarà a Verona per un incontro pubblico il prossimo sabato 16 alle 18 nella sala convegni del Banco Bpm di via San Cosimo 10.