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Oggi don Milani
insisterebbe
su diritti e dignità

Francesco Gesualdi
Francesco Gesualdi (BATCH)
12.09.2017

La persona è il centro e il motore di tutte le relazioni. E occorre quindi passare dalla cultura del denaro a quella di valorizzazione della persona. Parola di «Francuccio», Francesco Gesualdi che con il fratello Michele fu uno dei primi sei allievi di don Lorenzo Milani durante quell’esilio di Barbiana che divenne invece una scintilla per cambiare il mondo. La parola, per don Milani, era lo strumento per rendere liberi i suoi ragazzi. E quattro sono le parole per cambiare la società secondo Gesualdi, a Villafranca venerdì scorso per il Festival degli stili di vita: «Corresponsabilità: ciò che succede è responsabilità nostra e possiamo fare qualcosa per cambiare; contaminazione: non siamo padroni dei nostri luoghi come se gli altri dovessero adeguarsi, tutti possono darci qualcosa; lavoro; politica: deve stimolare la partecipazione».

A 50 anni dalla morte di don Milani, qual è l’attualità del suo pensiero e cosa direbbe sulla società e sulle relazioni di oggi?

Don Lorenzo ha speso la vita per lottare contro l’emarginazione e l’esclusione, anche se poi si è concentrato sulla scuola perché sapeva che l’ignoranza è la madre di tutte le miserie. L’idea era di fare persone libere, degne, uguali, con una capacità di pensare. Oggi condurrebbe ancor più forte la sua lotta contro l’esclusione, l’emarginazione e il razzismo per riconoscere a tutti la possibilità di vivere degnamente. E questo oggi riguarda gli emigrati che stanno arrivando: ci creiamo alibi, facciamo distinzioni tra economici e rifugiati, li vogliamo aiutare a casa loro, ma in realtà è che non li vogliamo. Don Lorenzo non ignorerebbe anche le questioni ambientali. Rimetterebbe al centro questo concetto della responsabilità. La Lettera ai giudici è incentrata su questo: siamo tutti responsabili di tutto e dobbiamo essere capaci tutti di dare il nostro contributo.

E sulla politica che oggi esprime frammentazione, ma che per don Milani era un “sortirne tutti insieme”?

Oggi viviamo la degenerazione della politica, non viviamo quella vera che è appunto il mettersi insieme per cercare delle soluzioni. La politica è diventata veicolo per permettere a qualcuno di raggiungere certe posizioni, approfittando del fatto che la gente è nauseata e abbandona il campo tanto che non abbiamo più il termine minimo di partecipazione che è quello di andare a votare. L’antidoto serio è il ritorno della partecipazione: la gente che reagisce, riforma i i propri anticorpi facendo un sussulto di dignità. Non accettiamo che qualcun altro ci gestisca. Torniamo protagonisti della storia. Questo direbbe don Lorenzo oggi.

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