La vecchia Valeggio rivive in 60 foto

Il gruppo folk immortalato dalla macchinetta del fotografo valeggiano durante una prova con gli strumentiEmiliano nella bottega con il padre Giorgio Rovina FOTO PECORA
Il gruppo folk immortalato dalla macchinetta del fotografo valeggiano durante una prova con gli strumentiEmiliano nella bottega con il padre Giorgio Rovina FOTO PECORA
Alessandro Foroni 22.07.2018

È stata una bella occasione per vedere scorci della Valeggio di qualche decennio fa, con volti più o meno noti, quella della mostra (una sessantina di scatti) organizzata dal fotografo Giorgio Rovina nella sua ultima bottega in via Marsala, ora gestita dal figlio Emiliano. Così scorrono immagini che hanno toccato i valeggiani che sono andati a visitare l’esposizione aperta durante la fiera. Così uno scatto fa capire quanto fosse trafficata piazza Carlo Alberto prima che diventasse parzialmente una zona a traffico limitato e un altro permette di tornare a quando i fuochi pirotecnici della Fiera si facevano in piazza, vicino al pozzo e non come adesso dal castello scaligero. Non mancano i primi barlumi di un’attività di «promozione turistica» col parlamentino del Gruppo Folk che decide in piazza di dare il via alla maschera del Re del tortellino (erano i primi anni settanta), anche se il loro intento principale era quello del gioco e dello sberleffo. Nell’immagine si riconoscono due esponenti del gruppo, Remigio Pavan e Giuseppe (Bepino) Titoni che negli anni avrebbe dato sfogo al suo estro di caratterista e costumista. Assieme a Antonio Pavan e a tanti altri misero infatti in piedi vere e proprie saghe, da quella delle maschere italiane, rappresentandone una serie, a quella della scalcinata scolaresca della «maestra de Val Beò», con cui vinsero premi a vari carnevali, alla Vales jazz band. Sempre in questa chiave c’è un’immagine, scattata in piazza, con due oche e come guardiano il gelataio Paolo Galetto, in abiti agricoli, con a fianco l’insegna «Siamo la Pro l’oco». La vera Pro loco nacque nel 1974 con atto del notaio Polettini e primo presidente Giorgio Bertaiola. Tante le compagnie che si sfidavano giocosamente in quegli anni, dal Club Bogona a quello del Baccalà, allestendo anche cene nella piazza del municipio, vero e proprio cuore pulsante del paese. Ha fatto epoca anche l’immagine scattata nell’atrio del municipio, vissuto come casa di tutti e pacificamente invaso da un allegro gruppo di giovani muniti anche di strumenti musicali o quella dei giovani del Cic (Centro iniziative culturali), durante la diffusione del giornalino, che avevano prodotto spettacoli innovativi nelle piazzette e in fabbrica. In un’altra è immortalato a Borghetto il famoso giornalista Indro Montanelli, assieme allo scrittore villafranchese Cesare Marchi e al valeggiano Elia Agnolin, che negli anni successivi spinse perché si battezzasse col nome del giornalista toscano la bella passeggiata che anche lui amava e che conduce alla Punta, punto d'incontro tra il Mincio e il canale Diversivo. Montanelli era innamorato del tortellino valeggiano e, almeno una volta l'anno quando si recava in vacanza a Cortina, faceva deviare l'auto all'uscita di Peschiera, per una lunga sosta al ristorante Antica Locanda. Non potevano mancare vecchie foto di Borghetto, con uno dei rifacimenti del ponte di legno, o della principale torre del castello, con un ignoto scalatore, oppure quelle della torre campanaria e del suo drammatico crollo, avvenuto nel gennaio 1977. Oltre a queste, splendide immagini di viaggio, da Machu Pichu a Agra. «Ho stimolato mio papà», rimarca Emiliano Rovina, «perché presentasse questi suoi scatti e sono arrivate centinaia di persone per vederli, sia perché ritraggono scorci di Valeggio che non esistono più che perché vi si riconoscono personaggi che in qualche modo hanno fatto parte della storia locale. L’afflusso è stato tale che l’abbiamo prorogata. Certo sarebbe bello organizzare qualcosa di più ampio che documenti la sua attività iniziata sul finire degli anni Sessanta». Il materiale non manca, ma rintracciarlo non è sempre facile. «Di foto ne avrò decine di migliaia», ammette Giorgio Rovina, classe 1946, «ma come archivista non sono mai stato granché e alcuni scatti che amo faccio fatica a ritrovarli. Poi è un piacere vedere che le persone li apprezzano». •

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