È la notte dei bambini degli anni Sessanta

Il gruppo che ha organizzato la festa per nati negli anni Sessanta FOTO PECORA
Il gruppo che ha organizzato la festa per nati negli anni Sessanta FOTO PECORA
Federica Valbusa 18.09.2018

Lugagnano era un paese dove ci si conosceva tutti. Si costruivano lunghe piste per le biglie, c’erano le competizioni sportive tra le contrade e ci si divertiva con giochi che, nel corso del tempo, sono andati perduti. Questi sono alcuni ricordi d’infanzia dei lugagnanesi nati negli anni Sessanta che sabato sera si sono dati appuntamento all’Agriturismo Casa Vecia di Verona, per la festa Lugagnano’s Sixty Years. È stato un evento senza precedenti, che ha riunito 270 persone nate fra il primo gennaio 1960 e il 31 dicembre 1969. Invitati non erano solo i cittadini originari della frazione, ma anche quelli che ci hanno abitato per un periodo o si sono trasferiti lì provenendo da altri paesi. C’era la voglia di rincontrarsi, ma anche quella di condividere i ricordi e le emozioni di un’epoca tanto diversa da quella attuale, un’epoca in cui «bastava veder rotolare un pallone per strada e tutti si mettevano a giocare». IL PROMOTORE. L’idea di questa festa è stata di Luca «Pode» Tomelleri, classe 1961, che racconta: «Ero già fra gli organizzatori della festa della mia classe, e un giorno mi sono detto: perché non organizzarne una allargata a tutte le classi degli anni Sessanta? Dopo questa festa, i lugagnanesi presenti, quando si incontreranno, si saluteranno con più calore». L'evento è stato un successo anche per l'impegno degli altri organizzatori, che hanno creduto nell'idea di Luca e si sono attivati per realizzarla. MODA E STRADA. Pierluigi Fior, nato nel 1962, ricorda sorridendo di quando aveva i capelli lunghissimi ed era magrissimo, e aggiunge: «Negli anni Settanta, quando c’era ancora poco traffico, io andavo a pattinare in strada». Tiziano Zocca, classe 1965, e Marisa Cottini, classe 1962, parlano di Don Giuseppe (Don Giu): «Dopo messa portava in giro con la sua Bianchina i ragazzini di Lugagnano e nella sua borsa, oltre alla Bibbia, c’erano moltissime caramelle». Vittorino Grigolini, nato nel 1963, oggi è il presidente della scuola materna parrocchiale Don Fracasso e parla della sua infanzia come di un’epoca in cui «i bambini potevano andare a scuola a piedi, cosa che ormai non fanno più perché i genitori non si fidano». LE REGOLE. Un ricordo richiama l’altro, e i lugagnanesi presenti alla festa intrecciano i loro racconti. Qualcuno ha qualche buco nella memoria, qualcun altro rivive il passato nei minimi dettagli. Emanuela Benamati, classe 1963, ricorda tutte le regole dei giochi di allora e, mentre racconta come si divertiva con i suoi amici, gli occhi ancora le brillano: «La base del nascondino era una “nosara”, cioè una pianta di noce che c’era in corte Ferrari. Poi giocavamo a “Città”, un gioco in cui si diceva la sigla di una targa, ad esempio “CA” o “MI”, e quando qualcuno indovinava la provincia corrispondente scattava la corsa dei due gruppi in gara: c’erano quelli che scappavano e quelli che prendevano. Un altro gioco era “I quattro cantoni”, con quattro persone ai quattro angoli e una al centro che doveva cercare di “rubare” l’angolo a qualcun altro». CALCIO E FIGURINE. Nicoletta Adamoli, classe 1964, sfodera un ricordo del 1985, anno dello scudetto dell’Hellas: «In corte Messedaglia era venuto Roberto Puliero, che aveva fatto una scenetta di “Smorsa...Impìssa”». Roberto Spada, nato nel 1967, parla di quando ci si sfidava a concludere per primi gli album con le figurine dei calciatori, e racconta: «Di fianco alla latteria, c’era la cartolibreria Quintarelli e accanto c’era un bidone della spazzatura. Lì sopra giocavamo con le figurine: i giochi erano “Colletto”, “Squadra” e “Numero”. Poi ovviamente, c’era lo scambio di figurine: all’epoca, si compravano poco e si scambiavano tanto». PICCOLO MONDO. Luca D’Amario, classe 1967, è arrivato a Lugagnano quindici anni fa e spiega di trovarsi molto bene: «È un paese molto coeso, con persone di sani principi. Io venivo da Borgo Milano, dove non conoscevo neanche chi mi abitava davanti, invece qua è diverso». Un altro non originario di Lugagnano ma lugagnanese nel cuore è don Pietro Pasqualotto, classe 1967, che ha apprezzato molto l’idea dell’evento. «Io sono arrivato a Lugagnano un anno fa», dice il parroco, «ma mi sembra di essere qui da molto più tempo. È una bella comunità, e quello che mi piace è riuscire a dialogare con tutte le realtà». Guardando i tanti volti presenti alla festa, una cosa colpiva immediatamente: diversi erano i cittadini noti per il loro impegno nel volontariato locale. La generazione degli anni Sessanta dà un contributo notevole all’associazionismo sonese ed è anche quella a cui appartengono il sindaco Gianluigi Mazzi e tutti i componenti della giunta. Alla festa, oltre a Mazzi, c’erano gli assessori Monia Cimichella, Roberto Merzi, Gianmichele Bianco e Gianfranco Dalla Valentina. PRIMI BACI. Cimichella, classe 1968 come Mazzi e Merzi, sorridendo ricorda: «I primi baci si davano sotto la pensilina dell’ex Agripol, durante le sagre del paese. Chi passava di lì sapeva che, per discrezione, doveva guardare da un’altra parte». IL DRAMMA. Poi, il volto dell’assessora si fa più serio: «A un certo punto, è arrivata la droga e il gruppo dei giovani si è spezzato: c’erano quelli che non la cercavano e, quindi, alla domenica pomeriggio restavano tranquilli in paese e quelli che, invece, frequentavano le discoteche dove sapevano che girava. Erano modi diversi di “divertirsi”: io ho perso di vista molte amiche per questo. Ricordo che ero terrorizzata dalla droga». LA CAMPANA: Merzi racconta un aneddoto personale: «Quando ero bambino io, si poteva stare ore a girare per il paese. Una volta, avrò avuto sette o otto anni, mia mamma mi aveva detto di rientrare a casa al suono della campana: lei intendeva quella di mezzogiorno, mentre io sono tornato quando ho sentito quella delle otto di sera». Bianco, classe 1964, ricorda: «Si andava nei campi con le bottiglie a raccogliere le lucciole: chi ne raccoglieva di più vinceva». TIRARE TARDI. L’evento dei «Sixty Years» è finito a notte inoltrata. Alcuni sono rimasti fino alle sei del mattino, e hanno concluso la lunghissima notte di festa con i bomboloni caldi sfornati in Lungadige Porta Vittoria, concedendosi così un altro ricordo di giovinezza. •