Ricattato dalla escort: «Sono rimasta incinta, ora devi pagarmi»

Giampaolo Chavan 18.10.2018

Prima Eugenia Roxana Varga gli ha chiesto 400 euro. Poi si è fatta consegnare altri 1.400 e ancora 300. Ha continuato con 150, 1.000 ed, infine, 1.500 (solo tentati) sui cinquemila finali richiesti.

Venti giorni di telefonate, di continue richieste condite da minacce di violenza e di rivelare la loro fugace relazione a luci rosse a pagamento ai suoi genitori.

A liberare il veronese da quell’incubo e da quei ricatti, sono stati i carabinieri di Castel D’Azzano ai quali la vittima si era rivolta perchè esasperato, angosciato da quelle decine di telefonate della escort di ventinove anni.

È quanto emerge dall’ordinanza di applicazione della misura in carcere a carica della romena che ora si trova in una cella a Montorio. D’altro canto, il quadro della Varga, emergente dal provvedimento del gip, non è certo dei più piacevoli. Si parla, per esempio, della «malafede» della giovane allorquando rivela al suo accompagnatore occasionale di essere rimasta incinta dopo il secondo incontro nella sua abitazione nel Villafranchese.

In realtà, la Varga, difesa da Maurizio Milan, non ha mai fatto il test di gravidanza ma è sempre stata data per certa alla vittima. Ma a convincere il giudice della sua colpevolezza anche l’attendibilità delle dichiarazioni della vittima che ha prodotto tutta la documentazione bancaria dei prelievi effettuati per togliersi di torno i ricatti della giovane . Tutto inizia ai primi di settembre quando il veronese chiede ad un suo amico romeno di procurargli una prostituta «atteso che lo straniero si vantava di avere numerose donne con le quali intratteneva relazioni sessuali» scrive il gip. La situazione si sblocca il 17 settembre quando il romeno telefona al veronese e dice di aver trovato una giovane disponibile ad incontrarlo. L’incontro tra la Varga e il cliente avviene per la prima volta in un bar di Povegliano.

I due così si conoscono e vanno nell’abitazione del quarantenne, situata in un Comune nel Villafranchese. Alla fine dell’incontro, durato tre ore, il veronese versa alla donna 600 euro pari a duecento euro all’ora. Il venti settembre, è la donna a telefonare al veronese, chiedendogli di rivederlo perchè era un periodo difficile per lei e aveva bisogno di soldi. Questa volta il rapporto, consumato sempre nell’abitazione del veronese, dura due ore e alla Varga vengono consegnati 400 euro per la sua prestazione. E da qui iniziano i guai per il cliente. Alla fine del rapporto, la giovane va in bagno e una volta uscita, racconta che il preservativo si è rotto. Sostiene così di essere rimasta incinta. Lui nega tutto, replica che è impossibile ma ciò non serve a calmare la Varga. Che il giorno dopo torna alla carica con una serie di telefonate al numero del cellulare del veronese.

Pretendeva i soldi per pagare le spese mediche per l’aborto. «La donna gli faceva pesare che era incinta per colpa sua», riporta l’ordinanza. Il veronese nicchia fino a quando la ventinovenne non lo minaccia di dire tutto sulla loro relazione ai suoi genitori. Durante l’interrogatorio, la escort ha sostenuto di non aver mai chiesto soldi al veronese e il gip ha giudicato «risibile» questa versione . La Varga aveva ancora insistito fino a minacciare di andare a vivere a casa del suo cliente. Alla fine, il veronese cede. La prima consegna di danaro, pari a 400 euro, avviene nel parco Balladoro di Povegliano. È il 22 settembre. Ma non finisce qui: l’escort chiede al veronese altri duemila euro per recarsi in Romania dove avrebbe abortito (circostanza poi rivelatasi falsa). È il 24 settembre e la vittima sembra essere finito in un incubo senza fine. La vittima, infatti, è travolta da continue richieste di danaro e consegna così altri 2.000 euro. Il 29 settembre è costretto a dare altri 150 euro ad un’altra persona legata alla escort. L’ultima consegna di 1.000 euro avviene ai primi di ottobre. Servono per far rientrare la donna in Italia che nel frattempo, si era trasferita in Romania. Non era vero. L’epilogo, lo scorso otto ottobre. Altra richiesta di danaro della Varga: cinquemila euro. Troppi.

Nel frattempo la vittima si è già rivolta ai carabinieri. Questa volta sono nella sua casa quando arriva la donna, nascosti in camera da letto. Sono le 20.30. I due parlano e il cliente le consegna 1.500 euro. Lei li conta e restituisce le banconote. Vuole i cinquemila come gli aveva chiesto. Ma è troppo tardi. La giovane viene arrestata con l’accusa di estorsione e tentata estorsione. Le indagini continuano: non si esclude che ci possano essere dei complici. •