Aperto il pronto soccorso al Magalini

L’ingresso pedonale per il pronto soccorso, vicino alla rampa per le ambulanze  FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORA
L’ingresso pedonale per il pronto soccorso, vicino alla rampa per le ambulanze FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORA
Maria Vittoria Adami 08.07.2018

Il primo paziente è arrivato alle 7.50 venerdì. Poi la mattinata è trascorsa tranquilla, tra qualche infortunio lieve, qualche malore e alcune persone ospitate nella nuova area di Osservazione breve intensiva (Obi). Passata l’una, con l’arrivo di alcune ambulanze, il pomeriggio si è fatto invece vivace. Sono entrate anche tre donne in attesa, che hanno poi dato alla luce i primi tre nati, come riportato ieri su queste stesse pagine. È passato così il primo giorno del pronto soccorso del nuovo ospedale Marcello Magalini di Villafranca. Il cuore pulsante della struttura ha iniziato a lavorare subito venerdì, appena attivato, anzi 10 minuti prima dell’ora ufficiale prevista, che era le 8 del mattino. Sembra di calarsi in un acquario nella saletta di fianco al banco di accoglienza, tutta colorata, con pesci e seggioline. La tv accesa su Rai Yoyo, libretti sullo scaffale e qualche gioco. È la sala d’attesa del pronto soccorso per i bambini. Subito dopo, ampia, con televisore, copertura wi-fi gratuita, distributori di bevande e alimenti e pareti decorate c’è quella per «i grandi». Poi le porte a vetro chiuse. Dall’altra parte si nasconde un dedalo di corridoi, ambulatori e sale per soccorrere d’urgenza i pazienti, come la Shock room: è la stanza delle emergenze con tutte le attrezzature di ultima generazione per salvare un assistito grave. Vicino, c’è la sala d’attesa per i parenti di persone entrate in codice rosso, con l’angolo predisposto per le mamme che hanno necessità di allattare. Scortati dal direttore medico dell’ospedale, Paolo Montresor, incontriamo per primo l’Obi dove i pazienti vengono controllati per quattro ore o stabilizzati per una potenziale dimissione. Coordinata dal dottor Claudio Bellunato, l’area è suddivisa in quattro settori, in base alle funzioni e alla gravità della patologia, per una quindicina di posti, alcuni con elevatore per le persone anziane. Qui si cerca, appunto, di rimettere in sesto i pazienti, evitando loro un ricovero. Ma in caso di necessità si inviano ai reparti ai piani superiori. Un breve passaggio porta dall’Obi al corridoio principale dove si affacciano anche le stanze per medici, come il direttore del pronto soccorso Matteo Frameglia (che dirige anche quello di Bussolengo e il punto medico di Malcesine), e infermieri. Sono all’incirca una sessantina i dipendenti che si aggirano per l’area che culmina nell’avveniristico, quanto delicato, reparto di terapia intensiva, diretto da Sergio Faggion, primario di anestesia e rianimazione. Qui ogni letto è collegato al banco degli infermieri che da lì possono monitorare i pazienti. Si sentono degli allarmi. Sono le infermiere, coordinate dalla caposala Gloria Bortoluzzi, che ogni mattina controllano che tutto sia funzionante e connesso alla postazione. In fondo due stanzette separate: una accoglie pazienti protetti, con immunodeficienze gravi che li rendono fragili tanto da non potersi esporre ai pericoli di un ambiente «contaminato»; l’altra, al contrario, è dedicata a pazienti infetti che potrebbero contagiare le altre persone. Tornando al corridoio, un percorso guidato conduce al piano superiore dove ci sono invece il pronto soccorso pediatrico e quello ostetrico ginecologico. Qui arrivano anche le signore in attesa, mentre i bambini ricoverati o in attesa possono giocare nel bellissimo Villaped, un salone con le pareti decorate dal pavimento al soffitto, una bolla di allegria in un luogo che - oltre ai momenti di gioia per l’arrivo di nuovi bimbi - deve sostenere anche famiglie alle prese con patologie neonatali o con la difficile scalata verso la vita dei bimbi prematuri. Poco distanti le quattro sale parto e quella chirurgica per le nascite in codice rosso che in questi giorni di festa, per l’attivazione del nuovo Magalini e i tre nuovi nati, ci si augura di dover inaugurare il più tardi possibile. •