Castel d'Azzano Sirolla giramondo per modellare sculture unicheCastel d'Azzano | Castel d'Azzano

Sirolla giramondo per modellare sculture uniche

Carlo Sirolla vicino ad una delle sue sculture FOTO PECORA
Carlo Sirolla vicino ad una delle sue sculture FOTO PECORA
Giorgio Guzzetti 01.07.2018

Carlo Sirolla è un artista poliedrico: disegnatore, caricaturista, pittore, scultore, poco conosciuto però in paese sia perché vi abita solo dal 2000, che per il suo carattere: «Sono piuttosto schivo, preferisco evitare il pubblico perché non mi sento a mio agio», ammette. Eppure le sue opere sono in musei e città nazionali ed estere, alcune monumentali presenti in città: il Domatore all’entrata della porta Teodorico della fiera, Berto Barbarani in piazzale Pozza a San Zeno, Berto Bonaldi in piazzale Poste; la statua di papa Wojtyla a Roma; pure tre statue al castello villa Nogarola sotto ai tre archi della facciata centrale. Lo scorso gennaio, infine, una sua scultura è stata inaugurata all’ambasciata italiana a Lusaka capitale dello Zambia e in questi giorni il via a una monumentale statua di marmo di un «santone» per un centro religioso a Nuova Delhi in India. LA BIOGRAFIA L’artista nasce a Foggia nel 1948, due anni dopo la famiglia si trasferisce a Torino in cerca di fortuna. Frequenta il liceo artistico e intraprende con successo l’attività di pubblicista. Nel 1983 trasmigra a Verona, città natale della moglie Morena e intraprende la sua vita di artista. «L’arte ce l’ho nel sangue, è nel mio Dna», spiega. «I miei antenati si sono cimentati con l’arte, pure i miei genitori: mio padre, pittore con poca fortuna, mia madre cantante lirica. Dentro, mi porto questa ricca eredità, una forza che mi spinge a cercare e sperimentare sempre nuove forme per esprimere la mia passione. Non so se questo è il demone dell’artista, so solo che quando sono nel mio laboratorio e traduco nei vari materiali quello che ho dentro, mi sento in pace e realizzato in attesa del successivo momento creativo». PERCORSO ARTISTICO. Quando giunge a Verona si impone all’attenzione per la sua versatile capacità di disegnare soprattutto caricature. Cerca fortuna sul lago, ma non riesce ad ottenere il permesso per un posto. Gli capita in mano un pezzo di legno di cirmolo, ne ricava un bozzetto e scopre il piacere della scultura. «Sono andato allora a Domegliara per imparare a spaccare il marmo. Mi presentano allo “scalpellino”, così si definiva Stefano Pachera, vero artista e, mentre lui lavora, gli faccio una caricatura. La guarda, sorride, mi prende in simpatia e diventa mio maestro. Compro due martelli pneumatici, quattro scalpelli, mi dà un pezzo di marmo e scolpisco le mie prime due opere: Procreazione e Natura». Lavorare il marmo è però faticoso, allora si volge alla malleabile creta e realizza bozzetti, poi inventa il gesso mobile: versa in una forma il gesso liquido e lo modella dando forma e vita a bassorilievi che poi decora. «Per modellarlo», spiega, «serve però velocità e capacità tecnica per far emergere in fretta, prima che il gesso indurisca, l’immagine che tu ci vedi. Ho conosciuto poi lo scultore Gino Bogoni, sono stato con lui sei mesi a guardare, chiedere, imparare scoprendo nuove tecniche espressive». LE SUE OPERE. Vasto il repertorio delle sue opere a cominciare dalle caricature, per continuare con bronzetti, bronzi, bassorilievi, marmi, i monumentali, i murales. Diversi i materiali utilizzati: dal legno al marmo, dal gesso al cemento, dalla creta al polistirolo per le grandi sceneggiature, sempre con duttilità e maestria per esprimere al meglio la sua creatività. Tecnica e invenzione si fondono nella sua arte con soluzioni innovative come le opere bifronti, o perché complementari o perché opposte. Esempi il marmo Procreazione: davanti il volto di Dio creatore, dietro la figura della donna portatrice di vita; oppure Chernobyl-La distruzione dell’uomo, monumentale stele rossa sangue con bassorilievi di vita e di morte che regge il volto di un uomo, volto metà bianco naturale, l’altra rosso carne con lo scheletro che emerge. L’ultima sua creatura è stata la statua donata nel gennaio scorso all’ambasciata italiana a Lusaka The unity flame-Nazione in un’unica fiamma. «Sono stato ospite di mio figlio Armando a Lusaka, per tre mesi», racconta. «Mi ha parlato del progetto di una statua, sponsorizzata dalla banca in cui lavora, che esprimesse collaborazione tra Italia e mondo africano ed erano in cerca di un soggetto coerente. Ho suggerito come monumento una grande fiamma che comprenda da una parte due bassorilievi rappresentanti Papa Francesco e il presidente dello Zambia, dall’altra altri due con Santa Caterina da Siena, protettrice dell’Italia e la santa africana Giuseppina Bakita. Approvato il progetto, l’ho realizzato in cinque giorni con cemento e colore. Non solo, nella vicina scuola dei Comboniani ho dipinto un murales di 36 metri quadrati con protagonista il mondo del Libro della giungla, in pochi giorni, con i ragazzi della scuola che nell’intervallo seguivano il mio lavoro. Un’esperienza unica». •