All’Anti la storia di Tecla che ha sconfitto il cancro

L’incontro all’istituto Carlo Anti FOTOSERVIZIO PECORAMarta Mandarà, Tecla Dal Forno e Lara Furini
L’incontro all’istituto Carlo Anti FOTOSERVIZIO PECORAMarta Mandarà, Tecla Dal Forno e Lara Furini
Paola Dalli Cani 09.06.2018

A scuola di resilienza: due medici e una ex paziente in aula per parlare di salute a partire da «Tecla e Marta, il cancro si può vincere». È successo all’istituto tecnico professionale e liceo artistico Carlo Anti di Villafranca, l’altro giorno. Tecla Dal Forno è una delle ex pazienti oncologiche che Marta Mandarà (oncologa all’ospedale Fracastoro di San Bonifacio) ha conosciuto e accolto al day hospital oncologico dell’ospedale dell’Ulss 9 Scaligera. Al loro fianco Lara Furini, oncologa a Bussolengo. Tutto parte dalle iniziative di promozione alla salute che l’istituto guidato da Claudio Pardini ha affidato alla docente Rosa Tedesco, dalla conoscenza tra Chiara Tacconi (che insegna all’Anti) e Dal Forno, ma anche da un format nuovo con cui l’Ulss 9 ha scelto di parlare di salute trasformando la parola tabù, cioè cancro, nella via maestra per fare a largo spettro prevenzione. Se hai 17 o 18 anni non fa lo stesso partecipare a una conferenza sui danni dell’abuso di alcol o conoscere una persona che ha vinto la sua battaglia contro quella malattia che è terrore al solo nominarla. Eppure il messaggio ti arriva forte e chiaro quando capisci che chi ti dice che il 50% di alcuni tipi di cancro lo elimini con la sola attività fisica non ti sta giudicando ma ti sta lanciando un salvagente. Applica il ragionamento al fumo, all’alimentazione, all’ alcol e la lezione di educazione alla salute l’hai vissuta appieno tuffandoti però nella vita e nelle esperienze di un medico e di una paziente. Nella sua democraticità il cancro tocca quasi tutte le famiglia ed è quindi esperienza più o meno diretta: solo che magari non ci si pensa che se un cancro non si sceglie di volersi bene si può invece decidere: ecco la chiave. Poi, col tempo, magari capiterà di capire che nell’incontro di quella mattina, il penultimo giorno di scuola del 2018, c’era anche un’altra lezione nascosta, quella di resilienza, vale a dire la capacità di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà: perché solo resiliente può essere chi guarda in faccia, affronta e combatte «il mostro», sia che indossi il camice bianco sia che si ritrovi senza un pelo per via della chemio. «Ne ho viste tante di ragazze venire a far chemio con i libri dell’università», racconta Tecla. E ricorda una ragazzina, che si ammala a 16 anni, che reagisce al verdetto buttandosi faccia a terra sul pavimento dell’ospedale, ma che poi si rialza, grazie al coach col camice bianco... reagisce, combatte, vince e qualche anno dopo diventa mamma. «Non mi piego a te, così ho detto alla malattia, e non ho rinunciato un giorno alla mia passeggiata, anche facendo fatica, anche chiusa in casa sul tapirulan», racconta Tecla. «Quando la ascolti la diagnosi è un camion di sassi che ti finisce addosso: io vivo, mi sono detta, al cancro ci pensa Marta». C’è la dottoressa Mandarà a spiegare come la prevenzione migliore passi dallo stile di vita, c’è la collega Furini a integrare il discorso con un’analisi prettamente medica. In mezzo, anche fisicamente, c’è Tecla, la maestra che ha riacceso i colori al day hospital oncologico dell’ospedale Fracastoro, ha costretto i pazienti in infusione a scoprirsi guardandosi negli occhi e non indagando uno le scarpe dell’altro, ha creato chat allegramente «sconvenienti», promosso una sfilata di moda proprio in quel reparto lì. Tecla sa di essere voce di tante voci, anche di chi non ce la fa, ma se lei è davanti ad un centinaio di studenti è perché ha quattro parole da dire: «Ce la possiamo fare», che vale sempre quando davanti ti si para qualcosa che ti spacca le gambe e sembra suggerirti solo di arrenderti. I medici parlano ai ragazzi anche perché loro parlino agli adulti e siano attori di prevenzione primaria: perché i tumori calano anno dopo anno ma il risultato potrebbe diventare clamoroso se agli screening rispondessero tutti; perché tra i maschi l’incidenza scende, ma sale tra le femmine che hanno acquisito (soprattutto quanto a fumo e alcol) stili di vita prettamente maschili; perché porsi anche solo l’obiettivo dei 10 mila passi al giorno altro non è che prendersi cura di se stessi. •

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