L’ultimo saluto a Pegoretti Un talento pari alla modestia

I funerali di Dario Pegoretti nella chiesa di Negrar. Lui viveva a Jago FOTO AMATO
I funerali di Dario Pegoretti nella chiesa di Negrar. Lui viveva a Jago FOTO AMATO
Camilla Madinelli 29.08.2018

Era allegro, generoso, sorridente. Ma era anche schivo e testardo, Dario Pegoretti. Aveva un grande talento, ma anche il dono della modestia. E a chi gli diceva con enfasi «Sei un vero artista», rispondeva solerte: «No, sono un artigiano». Un artigiano con i fiocchi, comunque, e un innovatore nato, dato che i suoi telai per bicicletta sono famosi e diffusi in tutto il mondo. Ha lavorato fino all’ultimo, la scorsa settimana, nel laboratorio a Verona in cui creava telai in acciaio per ciclisti professionisti e amanti delle due ruote. Poi la sera del 23 agosto, al termine di una giornata di lavoro, si è sentito male. Il suo cuore non ha retto, lasciando il figlio Andrea orfano di padre e l’universo ciclistico internazionale orfano di un «gigante». Pegoretti viveva a Negrar, in località Jago, e nella chiesa di Negrar il suo funerale è stato celebrato da don Gaetano Di Biase, ex parroco di Arbizzano oggi collaboratore nella parrocchia di Pedemonte, e animato dal coro parrocchiale. Una cerimonia semplice e composta, quella del sessantaduenne telaista trentino di nascita, ma veronese d’adozione, che ha ideato e costruito biciclette per sportivi, cantanti, artisti di fama internazionale come Marco Pantani, Roberto Di Donna, Robin Williams e Ben Harper. Molti pure i veronesi che posseggono una bicicletta Pegoretti, tra cui la campionessa di mountain bike Paola Pezzo e l’allenatore di calcio Alberto Malesani. Anche alcuni vicini di casa a Jago, appassionati di ciclismo, tanto per non sbagliare hanno voluto un telaio costruito da lui. Lo stesso Malesani ha partecipato alla cerimonia funebre insieme a tanti altri amici, estimatori e colleghi di Pegoretti, costruttori di bici e fornitori di materiali, come i titolari della ditta tubi in acciaio Columbus e della marca di biciclette De Rosa, un telaista di Taiwan e i «Pegoretti Friends», che ogni anno da una decina d’anni si radunano in sella alle loro biciclette che portano il marchio dell’artigiano scaligero. Tutti a Negrar per stringersi al dolore del figlio Andrea e dei familiari. Al termine della messa funebre, poi, sul sagrato della chiesa, alcuni amici di Pegoretti lo hanno stretto simbolicamente in un ultimo abbraccio: insieme alle loro bici da corsa hanno circondato la bara, ricoperta di rose colorate. «LA PERDITA DI DARIO ci lascia un grande vuoto, non sappiamo se essere più increduli, arrabbiati o tristi», ha detto un amico durante la cerimonia di commiato. «Ci ha lasciato un gigante, grazie al quale molti di noi sono persone migliori». Un altro amico ne ha ricordato il talento e la carica innovativa: «La sua massima dote è stata la curiosità. E se le mani del telaista sono il suo pensiero, possiamo capire dalle sue biciclette perché in America lo chiamano “guru”». Il sacerdote ha invitato tutti, durante l’omelia, tanto a trasformare le lacrime in preghiere quanto a richiamare alla memoria messaggi e insegnamenti lasciati da Pegoretti «per rievocare la sua vicinanza, confortare i cuori addolorati e aprirli alla speranza». E il mago dei telai il cuore, garantiscono gli amici, l’aveva grande, caldo e sensibile come le sue mani di artista straordinario. •

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