Si scava nella Grotta alla ricerca di dati sull’era primitiva

G.G.03.09.2018

Continuano gli scavi a Grotta di Fumane per lo studio di materiali, per le collezioni, per prelevare campioni per l’analisi del Dna e soprattutto per la datazione della parte bassa dei depositi nel sito archeologico. Ma c’è una grande novità quest’anno. «La parte bassa dei depositi non risale a 90 mila anni fa come sempre creduto», spiega il professor Marco Peresani dell’Università di Ferrara e di Verona, direttore degli scavi, «bensì i depositi degli strati BR e S risalgono a 200 mila anni fa; qui sono state trovate notevoli tracce di Neandertal, come raschiatoi, focolari e nello strato BR 11 zampe di cervi in connessione anatomica, indice che vi si effettuava la macellazione. Per confrontare l’età antica ho chiamato due studiosi dell’Università di Adelaide in Australia, che con le loro strumentazioni hanno prelevato di notte campioni di sedimenti dai vari strati S e BR. Le sabbie non devono prendere la luce altrimenti si alterano, sono stati messi in sacchi neri ed inviati in Australia per la misurazione dell’energia accumulata nel tempo e dare una datazione. Hanno inoltre trapanato le sezioni per inserire il misuratore di radioattività. Le analisi sono complicate, quindi i risultati saranno pronti tra un anno». La radioattività nella grotta di Fumane è bassa, indice che il luogo è sano. Sono in corso analisi sul dna, studi sui resti di uccelli e animali cacciati, nonché pietre usate come percussori. Inoltre ci sono molti articoli di stampa su riviste internazionali su manufatti in pietre scheggiata sui primi Sapiens. «Ne è appena uscito uno sul Giornale di Scienze Antropologiche che descrive gli strumenti in pietra scheggiata trovati nello strato A 9 di un gruppo i Neandertaliani di 48 mila anni fa», continua Peresani, «la sorpresa è che abbiamo scoperto che andavano oltre il Lago di Garda». •