«Pettene non deve risarcire il sindaco»

Il sindaco Mirco FrapportiAlessandro Pettene
Il sindaco Mirco FrapportiAlessandro Pettene
G.CH. 30.08.2018

Sono stati necessari nove anni per chiudere la disputa giudiziaria tra il sindaco di Fumane, Mirco Frapporti e Alessandro Pettene. Era il 2009, infatti, quando durante la campagna elettorale fu distribuito il volantino dalla lista Comunità Fumanese poi finito nel mirino dell’allora candidato sindaco. Quello stampato fece andare su tutte le furie il sindaco a causa del suo contenuto, ritenuto diffamatorio. Le affermazioni come «scandaloso», «il sindaco ha deciso tutto da solo», e, soprattutto la frase «Cosa nasconde tutto questo?», aveva irritato non poco Frapporti che, all’epoca dei fatti, denunciò Pettene per diffamazione. Pochi giorni fa, la Cassazione ha depositato la sentenza, respingendo la richiesta di risarcimento presentata da Frapporti dopo l’assoluzione di Pettene davanti alla corte d’appello risalente al 14 novembre 2016. Il legale del sindaco di Fumane, l’avvocato Anastasia Righetti, aveva presentato ricorso a fini civili in quanto la legge non concede nessun altra possibilità alla parte civile in caso di assoluzione dell’imputato. E pensare che in primo grado, il processo era filato liscio per Frapporti. Il 29 ottobre 2014, il tribunale di Verona aveva condannato Pettene ad una multa di 2.000 euro per diffamazione oltre ad un risarcimento danni da pagare alla parte civile per un importo di 15.000 euro. La sentenza di primo grado, però, era stata ribaltata a Venezia con l’assoluzione di Pettene perchè il fatto non sussiste. E la Cassazione ha respinto le richieste risarcitorie del sindaco facendo rientrare il contenuto di quel volantino «nell’esercizio del diritto di critica politica» così come sostenuto dalla difesa di Pettene con gli avvocati Francesco Francesco Delaini e Luigi Biondaro. La motivazione della Cassazione, in realtà, è molto tecnica in quanto si rifà ad altri principi già più volte emersi nelle sentenze della stessa Corte. «La corte d’appello», riporta la sentenza dei giudici di ultima istanza, «postula ima forma espositiva corretta della critica rivolta e cioè strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione». La critica poi non deve dilagare «nella gratuita ed immotivata aggressione». Il sindaaco di Fumane poi aveva evidenziato come quanto riportato nel volantino non corrispondesse al vero. Nello stampato, distribuiti dall’allora lista di Alessandro Pettene, si parlava tra l’altro di decisioni «prese tutte da solo dal sindaco sulle nuove scuole». Questa circostanza, però, non era vera perchè la delibera era passata al vaglio del consiglio comunale come aveva ammesso lo stesso Pettene durante il processo. Lo stesso esponente della lista concorrente a quella di Frapporti aveva poi precisato che la sua critica era rivolta alla scelta del sito per la costruzione delle nuove scuole che sarebbe stata presa unilateralmente dal primo cittadino. La corte d’appello aveva sottolineato, inoltre che le critiche rivolte con il messaggio di propaganda elettorale da Pettene, contenute nel volantino «non investono in maniera gratuita il nucleo essenziale nella personalità morale del querelante ma viene chiamato in causa per il suo operato politico e in relazione ad un episodio specifico». Una tesi pienamente accolta a Palazzo dei Marescialli a Roma. La Cassazione ha precisato che l’esercizio del diritto di critica politica «ha per sua natura carattere congetturale che non può per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva e asettica». Non c’è stata diffamazione, quindi, e non ci sarà alcun risarcimento. •

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