Alla ricerca del piombo
dove lavorava l’Exide

Gli stabilimenti ora abbandonati della Exide Technologies Italia dove si producevano batterie per auto militari FOTO AMATO
Gli stabilimenti ora abbandonati della Exide Technologies Italia dove si producevano batterie per auto militari FOTO AMATO (BATCH)
Giancarla Gallo14.09.2016

Si è svolta la scorsa settimana una conferenza di servizi per concordare un’indagine sull’inquinamento del suolo su cui sorgono le strutture della ditta Exide Technologies srl, con sede in via Flaminio Pellegrini 46, a Fumane. La multinazionale, che ha cessato l’attività qualche mese fa, costruiva, nella sede di Fumane, batterie per auto militari, essenzialmente, utilizzando metalli pesanti come il piombo e l’antimonio, che sono risultati in valori superiori alla norma. Exide aveva rilevato l’attività della York, che realizzava batterie per auto già dagli anni Sessanta ed aveva quasi un centinaio di dipendenti.

L’area, dove si trovano anche capannoni, necessita ora, urgentemente, di una bonifica, in vista dell’acquisizione da parte di Terre di Fumane, per realizzarvi un impianto di appassimento delle uve in modo da espandere la sua superficie utile, ampliando l’attuale struttura esistente in via Vajo. Alla conferenza di servizi, che si è tenuta al dipartimento dell’Arpav di Verona per discutere il piano operativo di bonifica presentato dalla Exide, oltre ai rappresentanti della ditta e del Comune, era presente il dottor Marco Zanotti dell’Ulss 22. Secondo quanto è emerso in conferenza, al termine della bonifica, che avrà un costo di circa 350 mila euro, Arpav provvederà ad ulteriori controlli e stenderà una relazione tecnica finale.

Sia la Provincia che il Comune hanno richiesto questa relazione di collaudo finale, anche nell’interesse della popolazione di Fumane: l’azienda infatti operava in una zona abitata. Il piano operativo di bonifica prevede lo scavo solo di un’area, fino alla profondità di 2 metri e mezzo, e lo stoccaggio del materiale scavato, che verrà completamente asportato. L’origine dell’inquinamento, infatti, è dato dalla presenza di fanghi contenenti piombo. Bisognerà quindi effettuare campionamenti puntuali ed, eventualmente, approfondire lo scavo verso la zona dove sorgono i serbatoi. La ditta Exite ha precisato che il terreno lì non è molto permeabile, quindi è difficile che vi sia una contaminazione in profondità ed è difficile «estrarre» il piombo in quanto è un legante, effettuando il lavaggio delle terre. Nessun problema dovrebbe esserci nel caso di acque meteoriche sugli stoccaggi, in quanto queste acque verrebbero opportunamente raccolte e non finirebbero nelle fognature e nelle falde acquifere.

La ditta ha inoltre assicurato che il materiale di riporto non verrà riutilizzato. «Il fatto che Terre di Fumane abbia acquistato l’area, che verrà destinata alla surmaturazione delle uve, è estremamente positivo», commenta il sindaco di Fumane, Mirco Frapporti, che ha richiesto la convocazione della conferenza, «si esclude così che l’area potesse diventare soggetta a speculazioni edilizie. Il Comune appoggia lo sviluppo dell’unica economia fiorente della zona: la vitivinicoltura. Quindi, come amministrazione, guardiamo con favore a questa operazione. I controlli che Arpav ha intenzione di fare sono puntuali: sarà considerata anche l’eventualità che vi siano state perdite dalle vasche. Tutto sommato, sembra che l’area inquinata sia meno estesa di quanto si supponeva inizialmente, quando c’erano molte preoccupazioni in merito e dopo tanti anni di attività».