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Apertura della caccia
«Rispettiamo il creato»

Al via la pre apertura della stagione venatoria
Al via la pre apertura della stagione venatoria (BATCH)
09.09.2017

Per l’Associazione esperti cacciatori di Verona, presieduta da Michelangelo Federici di Gorzone e Federcaccia Verona del presidente Alessandro Salvelli, la stagione venatoria in preapertura, domani si avvia con la celebrazione della messa in onore dei santi protettori Eustachio e Uberto.

L’appuntamento è alle 10.30 sul piazzale dell’antica chiesa di Santa Maria di Valverde a San Rocco di Marano di Valpolicella, con la presenza dei suonatori di corno da caccia dell’Alto Adige che si esibiranno anche durante la messa fissata per le 11 e al termine dei discorsi di benvenuto delle autorità e degli organizzatori. La giornata avrà una conclusione con il pranzo delle 13 al Bosco Allegro in località Croce dello Schioppo a Sant’Anna d’Alfaedo.

Il presidente Federici ricorda che il culto dei santi Eustachio ed Uberto ha le sue origini in India, dove si venerava il cervo sacro. Pare che Eustachio fosse un generale romano convertitosi al cristianesimo e martirizzato. La leggenda narra che dopo la morte della moglie, fosse preso da una fanatica passione per la caccia fino al momento in cui gli apparve il cervo sacro con una croce luminosa fra le corna che lo indusse a convertirsi al cristianesimo. Il motivo del cervo sacro fu ripreso dalla Chiesa e adattato alla dottrina cristiana, immaginando che le tre punte del cervo coronato ricordino la Trinità e che la caducità annuale dei palchi dei grandi ungulati siano simbolo di vita, morte e risurrezione.

La tradizione della messa dei cacciatori, prima di dedicarsi all’attività venatoria, risale al Medioevo ed è rimasta fino a tempi recenti con la locuzione «messa del cacciatore» per indicare una cerimonia, la più breve possibile, per gente che dovrà poi sbrigare altre faccende.

«Per noi cacciatori la messa è un momento di raccoglimento, di ringraziamento e di preghiera, in cui deve prevalere la mentalità rispettosa», osserva Federici di Gorzone, «per una caccia di tradizione mitteleuropea eseguita da persone che sono animalisti perché proteggono la selvaggina; etici perché raccolgono, i frutti che la natura produce e ambientalisti perché rispettosi del Creatore e del creato». V.Z.

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