La pace, l’amore, la neve Magia di Falìe e bambini

La chiesa gremita da centinaia di persone per la sacra rappresentazione dell’Epifania e per le corali
La chiesa gremita da centinaia di persone per la sacra rappresentazione dell’Epifania e per le corali (BATCH)
09.01.2018

Vittorio Zambaldo La parrocchiale gremita da più di 500 persone ha salutato la «Falìa di Epifania», tradizionale concerto che da più di vent’anni è appuntamento fisso nel tardo pomeriggio del 6 gennaio. Tre i momenti del rito, quello iniziale, meditativo, del coro polifonico «La Falìa», diretto da Alessandro Anderloni e, per l’occasione, presentato e accompagnato all’organo da Bepi De Marzi; quello spensierato e festoso dei bambini che hanno rappresentato l’arrivo dei Re Magi e quello profano sulla piazza con il grande falò. Anderloni e De Marzi hanno illustrato, a inizio concerto, un nuovo canto - L’è belo stasera - di cui sono autori insieme, l’uno delle parole e l’altro della musica. «Avevo mandato a Le Falìe un canto di neve, dalle sonorità drammatiche», ha detto De Marzi, «ma Alessandro mi ha chiamato dicendomi che lassù la neve è dolcezza e poesia, e poco dopo mi ha mandato un testo splendido, scritto nel dialetto di Velo. La melodia è venuta subito, ispirata da quelle parole che evocano i nomi delle contrade, dei prati e delle malghe». Il canto inizia cantando la neve che arriva da levante: «La ven da mattina/ da Campofontana.; La sentito, Nina?/ L’è l’aria de frana». E poi continua: «L’è vento, l’è neve/ sul dosso del Pùele/ su ai Pàrpari el fioca/ in Gaibàna e Boldéra/ l’ha cuerto la Ciusa/ la Bà e la Belóca./ L’è vento, l’è neve/ l’è belo stasera». Bepi De Marzi lo ha fatto intonare anche agli spettatori, a una voce, e la melodia è stata cantata subito, ed è pensabile che diventerà un classico, insieme a «Lessinia», dei concerti del coro Le Falìe. Il concerto è continuato alternando brani d’insieme a brani solistici. Dolcissime «Intorno a la cuna», intonata da tre voci femminili, e «La neve», da due voci maschili, accompagnata all’organo da De Marzi. È stato ricordato Mario Rigoni Stern, a 10 anni dalla morte, con il canto in cimbro dell’altopiano «Tag net Tag». De Marzi ha dedicato alla speranza e alla disperazione dei migranti il canto «Meriba», dicendo dell’esodo dei migranti d’Israele dall’Egitto, e ricordato con «E canterà» i due ragazzi vicentini, Alex e Luca, morti soffocati a Ferrara di Monte Baldo: «Saranno ancora felici insieme». La prima parte del concerto è terminata con un ricordo della Ritirata di Russia e con il coro che ha intonato, con sonorità limpide e la voce dei soprani che sembrava salire senza fermarsi mai, «Ora la pace». Quando sono entrati i 70 bambini e bambine di Velo, la chiesa è stata percorsa da un brivido. De Marzi ha attaccato con vigore all’organo l’accompagnamento de «I Magi» e i bambini hanno cantato, a voce spiegata, felicissimi, fragorosi. I venti minuti della sacra rappresentazione sono stati interrotti da continui applausi. Sulla scena sono arrivati, seguendo la grande cometa che brilla bianchissima sopra l’altare, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, poi dal fondo della chiesa, gridando, i soldati di Erode a minacciarli, vestiti con tute mimetiche d’oggi, con mitraglie e fucili a ricordare le tante guerre dei nostri tempi in quelle che furono le terre dei Magi. Poi la carovana di Giuseppe e Maria con i pastori (c’era anche un agnellino in carne ed ossa che ha fatto sentire il suo belato), gli angioletti a portare Gesù e infine i re Magi con i doni. Tutti insieme, al termine, coro, bambini, bambine, spettatori hanno intonato «Marì Betlemme», con don Giuseppe e don Alessandro, parroci di Velo, a cantare e a sorridere in prima fila, stringendosi alla loro comunità. In piazza si è acceso il tradizionale falò con il coro che intonava, come da tradizione: «Un anno che viene/ un anno che va/ volémose bene…». Le fiamme sono salite altissime, verso il campanile, mentre sei, forse 700 persone affollavano la piazza, a condividere con Velo la voglia di cantare. •