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L’altopiano nell’occhio di sei fotografi

Il gruppo di sei fotografi alla mostra di Velo
Il gruppo di sei fotografi alla mostra di Velo
V.Z.25.08.2018

Tre giorni di respiro profondo di verde dei boschi, di bianco della neve, di giallo dorato delle pietre accarezzate dal sole e di mille altri colori è quello che un manipolo di fotografi ha saputo mescolare nella terza mostra «Lessinia», dedicata all’altopiano e ospitata nella sala polifunzionale di Velo. Continuo è stato l’afflusso ed entusiastici i commenti di quanti non conoscevano e hanno avuto occasione di scoprire e anche di chi della Lessinia sa anche la posizione delle pietre ma scopre che un occhio diverso vede cose mai viste. Sei gli autori, coordinati da Marco Malvezzi che dell’iniziativa continua ad essere l’anima, con Laura Sartor, Matteo Molinaroli, Thomas Ghiotti, Gaetano Pimazzoni e Silvana Bovi, tutti appassionati di fotografia per lavoro o per diletto. L’ingresso era aperto dalle orme sulla neve colte dall’obiettivo di Thomas Ghiotti, che ha proposto anche una tavolozza di colori autunnali come in particolare in Lessinia capita di vedere, per non dire della coperta di nuvole e nebbia che ha reso davvero l’idea di una calda coltre sulle valli, mentre l’altopiano ancora riposa alla tenue luce dell’alba. Ha giocato molto nei suoi scatti con la luce anche Matteo Molinaroli, mentre Marco Malvezzi non si è mai staccato dalla realtà, cogliendo la fatica e la soddisfazione del lavoro, le pecore Brogne al pascolo, ma anche la solitudine dei malgari assorti in preoccupati pensieri. Bello lo scatto, anche perché finora unico, di una cucina scavata nella roccia, con il secchiaio che sembra sbalzato nella pietra del monte, più che incastonato dentro dalle mani dell’ uomo. ORIGINALISSIME le vedute di Gaetano Pimazzoni dal drone, capaci di altissima definizione anche se realizzate ad altezze significative e in movimento: dall’inquietante occhio della foresta, (una pozza di abbeveraggio che sembrava davvero la pupilla di un gigantesco occhio dell’altopiano), alle ombre e luci delle cime dei faggi. «Scintille d’ inverno» ha intitolato l’opera che allo zenit coglie le cime di abeti, larici e pini accese dal sole. Sentieri come una spina dorsale nella neve era lo scatto di Laura Sartor, mentre erano metaforicamente affiancati un paletto sulla neve che reggeva un filo spinato (titolo: «Soldato») e la sagoma del Monte Baldo che sembrava scrutare vigile una Lessinia innevata. Silvana Bovi costruisce le sue foto preparandole con lunghi itinerari escursionistici e ha messo in mostra bellissimi risultati di macro fotografia: un grillo colto a dondolarsi su una corolla, un prato di crochi fioriti, e immancabile l’amato camoscio al primo raggio di sole. «Mi piace ritrarre i fiori perché ci vuole pazienza e sono la rappresentazione della vita: mai quello che fotografi e trasmetti corrisponde perfettamente alla realtà di colori che sono irripetibili», confessa Silvana. Tre tele dell’artista Michele Tale, coi suoi colori infuocati, completavano il panorama della rassegna sull’altopiano. «Ogni anno è soddisfazione e fatica», riconosce Malvezzi, «possibile per il contributo di diversi sponsor AltaLessinia.com, agriturismo Malga Vazzo, Ristorante 13 Comuni, Malga Zebari, Alimentari Ermelina Cafè enoteca Iris, azienda agricola Baito Jegher e l’amico Luca Campara che con tanti altri hanno collaborato a far conoscere la nostra amata montagna, far stupire e far innamorare». •