Slavc ferito ad una zampa ed i cuccioli sono soltanto due

Una cucciolata di Giulietta e Slavc
Una cucciolata di Giulietta e Slavc
Vittorio Zambaldo 30.09.2018

Meno predazioni in Lessinia in questi primi nove mesi del 2018, rispetto agli anni passati e in particolare all’anno scorso, che era stato teatro di una battaglia campale con decine di vittime fra gli animali di allevamento: ben 158 nella Lessinia veronese e vicentina con 99 eventi predatori a cui sono da aggiungere i 9 bovini predati nella Lessinia trentina in altrettanti attacchi dei predatori. Fino a ieri invece sono stati solo 38 gli eventi predatori attribuiti a lupo o canide nella Lessinia veronese e vicentina per un totale di 87 capi (77 uccisi e 10 feriti o soppressi). È un numero questo, che lo scorso anno si era già raggiunto il 9 agosto e si può quindi sperare che il conteggio a fine anno, per la prima volta dal 2013, presenti un andamento in regressione. «Nessun miracolo dietro questi numeri, ma un insieme di strategie ed eventi naturali che hanno favorito su diversi aspetti questo calo», è l’analisi che fa Francesco Romito, portavoce dell’associazione «Io non ho paura del lupo», da alcuni anni impegnata sul territorio della Lessinia con un’attività di volontariato nella raccolta di dati sulla presenza del lupo e nella promozione del territorio. «I numeri sono ancora importanti, ma segnano un trend in discesa che è riscontrabile ovunque il lupo sia arrivato e si sia stabilito, cioè quel lento processo di consapevolezza e messa in atto delle misure preventive da parte di chi opera in montagna». Ma non è solo l’adozione di sistemi di prevenzione che può spiegare il fenomeno. Per la prima volta dal 2013 sono nati anche pochi esemplari: finora le videotrappole hanno ripreso soltanto due nuovi nati. Il dato è da confermare e da informazioni che abbiamo raccolto, continua il monitoraggio per capirne la ragione: non sono nati più cuccioli? Alcuni sono morti naturalmente oppure sono stati uccisi? Il monitoraggio del Parco naturale regionale della Lessinia e dei carabinieri forestali con la collaborazione della Polizia provinciale è continuo, ma non ci sono ancora dati definitivi che possano sposare l’uno o l’altra interpretazione. Ricordiamo che i nati da Giulietta, la femmina alpha, sono stati 2 nel 2013, 7 nel 2014 e nel 2015, 6 nel 2016 e 5 lo scorso anno. Meno cuccioli, meno bocche da sfamare e meno episodi di caccia per «istruirli» su prede facili, come gli animali al pascolo, si aggiungono al fatto confermato di un’esponenziale crescita degli ungulati, come hanno rilevato i censimenti eseguiti dai cacciatori in primavera e in estate. Gli associati a «Io sto dalla parte del lupo» hanno potuto osservare che tra luglio e agosto Slavc, il maschio alpha, si muoveva senza appoggiare sul terreno una delle zampe. Non ci sono altre informazioni sull’accaduto e le spiegazioni possono essere diverse: il capobranco potrebbe essere stato colpito da un’arma da fuoco, potrebbe essere rimasto vittima dell’impatto con con un veicolo, o di infortunio naturale, o ancora potrebbe aver dovuto lottare per la supremazia all’interno del branco: si sarebbe insomma aperta una lotta per la successione. «Ipotizziamo, anche se non ci sono riscontri scientifici, che l’infortunio del capobranco possa aver determinato una minor mobilità del gruppo e un calo delle predazioni in alpeggio», osservano dall’associazione. «Il calo delle predazioni è dovuto a fattori umani e naturali. Non c’è nessuna ricetta miracolosa, se non quella che dal primo giorno viene proposta da esperti e associazioni, cioè di proteggere gli animali e investire sull’informazione e sulla prevenzione, invece che sperare in inutili abbattimenti legali che non servono a nulla, se non a disgregare la complessa struttura sociale del branco», dice Romito. •