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«Ho mollato tutto
e mi sono dedicato
...alle lumache»

Alcune lumache e Cecchinato con famiglia
Alcune lumache e Cecchinato con famiglia
Marco Cerpelloni08.09.2017

Lascia l’azienda e si dedica allevamento di lumache: è la scommessa di Andrea Cecchinato.

Nato a San Michele Extra, 54 anni, Andrea era dirigente in una multinazionale e lavorava a Milano. Un anno fa la svolta e la decisione di dedicarsi all’elicicoltura. Si è rimboccato le maniche ed è ripartito diventando imprenditore con un allevamento avviato in località Maso di Cerna, una frazione di Sant'Anna d'Alfaedo.

 

Un investimento che potrebbe apparire lento, ma che invece si inserisce in un business in progressiva diffusione e che attira persino la cosmesi. Il terreno dove trovano ospitalità le chiocciole è ricavato da una ex-cava acquistata qualche anno fa e la coltivazione si raggiunge percorrendo una breve strada sterrata non distante dall’abitazione.

«È stata una scelta di vita», confida. «Non trovavo motivazioni per ripropormi in ambito aziendale, come nel passato. Qui, invece, le trovo: vengo volentieri in cava e la coltivazione mi da molte soddisfazioni». Un progetto condiviso con la moglie Raffaella e sostenuto dai figli Giulia e Martino. La cava si estende per 2.500 metri quadrati e si trova ad una altitudine di circa 750 metri.

 

«Essere sul confine tra la collina e la montagna», dice Andrea, «è anche un beneficio, soprattutto in estati molto calde. La temperatura è meno rovente di quanto lo è in pianura». La giornata nell’allevamento di lumache inizia al mattino, «ma non troppo presto. Il lavoro incomincia attorno alle 8».

«È una leggenda la necessità di giungere sul terreno all’alba», riferisce Andrea. «Le lumache sono animali notturni e, quindi, a quell’ora sono in movimento. Questo non aiuta e finisce per peggiorare il lavoro». «Osservo il terreno e il perimetro», continua. «Poi, raccolgo le lumache sulle reti antifuga. Il ritorno nell’allevamento è verso sera per la nebulizzazione. A questi lavori, alterno le fasi di riduzione della vegetazione a 20/25 centimetri. È un’operazione che si svolge solo se è necessaria e si pratica nelle ore più calde».

A proteggere l’area sono una rete interna, per evitare la fuga delle lumache, ed una lamiera esterna a difesa degli animali selvatici tra cui caprioli e cinghiali. All’interno del recinto ci sono 200 pedane in legno che diventano punti di aggregazione per gli invertebrati e, quindi, di raccolta. L’acqua proviene da una piccola sorgente in quota ed è raccolta in una vecchia cisterna. Il prezioso liquido serve per la nebulizzazione sul terreno: infatti, è l’umidità che risveglia le chiocciole.

Le lumache coltivate sono della specie più commercializzata, la Helix aspersa muller, e ne sono state immesse 200 mila con una previsione di 300 mila per il prossimo anno.

 

In cucina la carne è utilizzata dall’antipasto al secondo piatto, passando dal primo che può essere anche un risotto. Numerose sono anche le possibili varianti. Le carni contengono un elevato contenuto di proteine con pochi grassi. L’interesse tra i fornelli segue la riscoperta di sapori della tradizione.

Una ricerca sempre più viva come riscontra Silla Fregona, blogger di Silla&Pepe un sito Internet di cucina e dintorni: «C’è un ritorno di piatti con l’utilizzo di “cibo povero” e le ricette sono molto apprezzate. Il segreto? Tutto nel saper proporre i diversi piatti». L’attenzione per le lumache non è solo da parte di chef e ristoratori, ma pure da chi pone attenzione ai valori nutrizionali. «Il prodotto si vende anche a privati», dice Andrea. «Con un chilo di polpa si prepara una decina di porzioni che aumentano con l’aggiunta di altri ingredienti. Il costo è di 27 euro il chilo per le lumache pronte all’uso. Scende a 10 euro il chilo per le chiocciole vive e spurgate. Queste ultime necessitano di pulitura e bollitura. Poi, ci sono anche prodotti alimentari pronti all’uso, come i sughi, e sono disponibili anche cosmetici a base di bava di lumache».

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