Lupi, la Regione pensa ad Asiago E la Lessinia?

Un lupo: ad Asiago le predazioni sono iniziate due anni fa
Un lupo: ad Asiago le predazioni sono iniziate due anni fa
Vittorio Zambaldo 06.06.2018

La Regione Veneto apre in questi giorni ad Asiago un proprio sportello «a favore degli allevatori che abbiano problemi di convivenza con i grandi carnivori, in particolare il lupo». Lo ha annunciato l’assessore Giuseppe Pan nella sede dell’Unione montana dell’Altopiano, garantendo che per tre giorni la settimana un funzionario della Direzione Agroambiente, caccia e pesca della Regione Veneto sarà presente ad Asiago, per dare «informazioni, assistenza, massimo coordinamento con le guardie venatorie, formazione agli allevatori e risposte veloci, se non immediate, alle richieste di sostegno e all’inoltro delle domande di indennizzo». «Si tratta di una nuova forma di collaborazione sperimentale che potrà, se l’esito sarà ritenuto soddisfacente, essere estesa anche ad altre aree in quota del territorio veneto, dove la convivenza tra attività di pascolo e presenza di animali predatori crea tensioni e preoccupazioni tra allevatori ed abitanti», suggerisce l’assessore Pan.

Resta da capire perché lo sportello apra ad Asiago dove le predazioni sono iniziate due anni fa e non anche in Lessinia che è sotto tiro da sei anni. Anche i numeri sono decisamente diversi: 98 attacchi in Lessinia nel corso del 2017 contro i 24 dell’Asiaghese, con 158 capi predati o feriti rispetto ai «soli» 28 dell’Altopiano vicentino. Intanto sono stati diffusi i dati relativi ai primi cinque mesi del 2018: solo nella Lessinia veronese il lupo ha colpito da inizio anno otto volte causando 41 vittime (6 in più dello scorso anno sebbene nella metà di eventi predatori, 8 contro 15 del 2017), la maggior parte pecore (36), tre asini e due vitelle. In un comunicato la Regione spiega che «obiettivo dell’accordo è monitorare la situazione e facilitare l’informazione degli allevatori e delle comunità locali sui metodi più corretti ed efficaci per prevenire gli assalti predatori dei lupi (e non solo, la prevenzione riguarda anche linci e grandi plantigradi), favorire l’attività di pascolo in quota mettendo in sicurezza malghe e malghesi, semplificare la rilevazione di eventuali danni e accelerare l’iter per le pratiche di indennizzo a seguito delle predazioni, nonché trovare “strategie funzionali” per assicurare la convivenza tra le attività agricole e di pascolo e la presenza di specie protette predatorie, come i lupi, tornati a popolare le montagne venete».

L’assessore Pan ha fornito anche gli ultimi dati di monitoraggio sui lupi in Veneto, dove sarebbero presenti 6 branchi e 150 individui di «specie protetta, tutelata dalla direttiva europea Habitat, e i problemi generati dalla convivenza tra branchi e mandrie o greggi al pascolo interpellano tutti i soggetti coinvolti. Sul piano politico, ho già chiesto un incontro con il neo ministro all’ambiente Sergio Costa per discutere il Piano di gestione nazionale dei grandi carnivori e introdurvi opportune deroghe a salvaguardia degli ambienti fortemente antropizzati. Nel contempo, la Regione ha investito importanti risorse nella prevenzione, fornendo agli allevatori oltre 200 recinti elettrificati e 10 cani maremmani abruzzesi, ed erogando indennizzi per quasi un milione di euro a ristoro delle perdite subite.  Con l’istituzione del nuovo corpo regionale di polizia venatoria, stiamo mettendo in campo nuclei qualificati di agenti incaricati di affiancare gli allevatori nella repressione del bracconaggio ma anche nella prevenzione degli assalti della fauna selvatica».

Tra le novità a cui ha fatto accenno l’assessore ad Asiago, ci sono lo stanziamento di un milione di euro per prevenire i danni da fauna selvatica (da reperirsi con una modifica al Programma di sviluppo rurale), la contabilizzazione degli indennizzi su base trimestrale, in modo da accelerarne ulteriormente i tempi di erogazione, e l’incarico a quattro figure ‘tecniche’ di supervisionare la messa in opera, il collaudo e la manutenzione dei recinti elettrificati. «Inoltre, insieme all’assessore regionale al Lavoro, la Regione darà avvio ad un bando apposito per assumere disoccupati o giovani senza lavoro per affiancare gli allevatori negli alpeggi e nelle attività di malga, anche con funzioni di vigilanza». 

Gli allevatori dell’Altopiano hanno chiesto la possibilità di creare recinti fissi negli alpeggi per ricoverare durante la notte gli animali più fragili o maggiormente esposti ai predatori. Pan l’ha accolta con attenzione ma si è riservato di valutarla in sede tecnica per sostenibilità ed efficacia. •

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