«Lessina»: se il cartello diventa metafora del disinteresse per la montagna

Il cartello sbagliato a Verona Est (foto Matteo Scarmagnan)
Il cartello sbagliato a Verona Est (foto Matteo Scarmagnan)
Riccardo Verzè04.06.2018

Un nostro lettore ci invia la foto di un cartello che alla rotonda di Verona Est indica la «Lessina». Così, senza la «i». Chi passa spesso in quella zona probabilmente l'ha notato da tempo e (lo confermano le immagini di Google Street View) sono anni che quel cartello rimane lì senza correzione.

Un particolare di poco conto, ma ancora una volta la conferma di quanto la Lessinia venga snobbata e abbandonata a se stessa. La strada non è (ancora) quella giusta.

La domanda è retorica: un errore in un'indicazione per Cortina o per la Val Gardena sarebbe rimasto al suo posto così tanti anni senza venire sostituito?

 

Un territorio meraviglioso, ricco di panorami e percorsi unici, di tradizioni e di enogastronomia. Ma mai adeguatamente valorizzato e sofferente per la concorrenza «sleale» dei vicini (ed autonomi...) trentini. Tra i suoi abitanti ci sono gli imprenditori «eroici» che hanno deciso di rimanere in questa terra, aprendo malghe e rifugi, piccole botteghe, allevamenti, caseifici e coltivazioni di qualità che rinnovano la tradizione. Ma se manca forse la capacità di fare rete e diventare un «marchio» riconosciuto e apprezzato, quello che è ancora troppo carente è l'aiuto (anche economico) e la progettazione da parte delle istituzioni. Il Parco della Lessinia, la Comunità Montana e la Provincia sono enti «svuotati» di poteri, fondi e competenze, i Comuni si barcamenano fra carenze di fondi e (in alcuni casi) insufficiente visione in prospettiva, mentre da Roma o da Venezia la distanza sembra infinita.

 

Due vicende sono emblematiche. Da un parte quella del lupo, che doveva essere una «risorsa turistica» e invece è diventato una questione gestita male (e comunicata peggio) che sta creando problemi quotidiani agli allevatori, che sul tema si sentono ormai in trincea

L'altra è quella di Malga San Giorgio, l'unico impianto di risalita della Lessinia: è chiuso ormai da quattro anni per problemi economici e giuridici e, in un inverno nevoso come questo, diventato l'emblema di un'incredibile «occasione persa» per tutto il territorio. 

 

Con l'arrivo dell'estate, la Lessinia si appresta ad accogliere i tanti veronesi che la amano, fra sentieri e rifugi. Code di auto sui tornanti nei weekend di sole, per poi tornare all'oblio il resto dell'anno, con locali e negozi che chiudono e attività costrette ai salti mortali per non morire. Perché la strada seguita fino ad oggi non era evidentemente quella giusta. E non è solo una questione di cartelli sbagliati.