Lama avvelenato nel prato del parroco: «È una vendetta»

Il cartello e l'animale
Il cartello e l'animale
Vittorio Zambaldo06.06.2018

Un cartello costruito graficamente come un’epigrafe funebre annuncia la morte di un lama per avvelenamento nel prato di proprietà della parrocchia di Cerro.

«Si ringrazia la persona che si è presa cura di avvelenare il lama che pascolava in questo prato», è scritto. «Ora sarà più bello vederlo tutto incolto e lasciare crescere le spine». E si conclude con un amaro «I proprietari sentitamente ringraziano».

 

Il cartello è appeso alla recinzione dell’area verde, compresa fra le vie Rotteglia e Bertin, in pieno centro, dietro la chiesa, la palestra le aree sportive all’aperto e il centro Noi. Un gesto odioso e purtroppo ripetuto negli anni di avvelenamento di animali ricoverati sul prato durante la bella stagione perché lo possano tener pulito dall’erba e impedirne il progressivo degrado.

Inspiegabile la ragione, anche a voler cercare le cause possibili che hanno fatto decidere per questo gesto inconsulto, perché il lama, come le caprette tibetane che erano ospitati nell’area, sono animali miti, silenziosi e teneri, amici dei bambini. Santo Valbusa, agricoltore di Bosco Chiesanuova e proprietario di Raul, il lama avvelenato, è sicuro che si tratta di un gesto di vendetta: «C’è gente che si lamenta per l’odore, ma un solo lama che vive all’aperto in un pascolo non dà nessun fastidio di questo tipo. Sono molto amareggiato perché è stata una morte terribile per il povero Raul, con gli occhi sbarrati, la bava che gli usciva dalla bocca e l’impossibilità di poterlo aiutare».

Santo lo aveva da sette anni e lo portava in esposizione in occasione dei presepi viventi, nelle scuole a incontrare i bambini e le sue due nipotine di 7 e 9 anni gli erano particolarmente affezionate. Da appassionato di animali, tiene in azienda anche asinelli, cavallini nani e pony. Le caprette tibetane gli sono state regalate da un amico che non poteva più tenerle e le ha portate nel recinto della parrocchia a far compagnia a Raul. «Ora temo anche per loro perché negli anni scorsi, sempre per avvelenamento ho perduto già una pecora e due capre, prima del lama: sempre nello stesso posto. Quando gli animali stanno a casa mia muoiono solo di vecchiaia: possibile che si avvelenino solo quando vanno a pascolare nel prato della parrocchia?», si chiede. Aggiunge che le trasferisce lì per fare un favore a don Franco, che così non è costretto a tagliare l’erba, «ma dal prossimo anno non potrò portare più nulla: non voglio perdere altri animali in questo modo orribile», conclude Valbusa.