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Vinto e salvato il becco Resta a Malga Faggioli

La capretta che era in palio alla Festa del beco e della capra ad Erbezzo  FOTO AMATO
La capretta che era in palio alla Festa del beco e della capra ad Erbezzo FOTO AMATO
Vittorio Zambaldo 21.08.2018

C’erano in palio decine di premi, alla lotteria destinata a finanziare l’associazione onlus «L’acero di Dafne» e il più atteso era il becco, in realtà una capretta di sette mesi, che è stata vinta da Simone il quale ha deciso di lasciarla con le sue amiche dell’allevamento di Malga Faggioli 1140, l’azienda di Erbezzo che è entrata nell’eccellenza regionale per la trasformazione del latte di capra, tanto da essere invitata a comparire nella pubblicazione regionale che ne illustrerà prodotti e storia. «Ne faccio un’adozione a distanza e la verrò a trovare ogni tanto… È sicuro è che avrà lunga vita», promette il fortunato vincitore ad una signora preoccupata che voglia trasformarla in un succulento arrosto. È la «Festa del beco e della capra», a Malga Faggioli, nata 12 anni fa mentre a due anni prima risale l’avvio dell’avventura in questa contrada di Erbezzo con la passione di Ivano Marconi e Angelo Sartori che avevano intuito le enormi potenzialità che poteva riservare per il futuro il mondo del formaggio di capra. Interessati al rispetto della natura nell’allevamento con criteri biologici, ma anche alla crescita di qualità dei loro prodotti, hanno via via sviluppato e potenziato l’azienda arrivando ad allevare 450 capre, prevalentemente di razza camosciata delle Alpi, che dà contemporaneamente una buona quantità di latte e una riconosciuta qualità del prodotto trasformato. Qui sono nati formaggi dalle antiche assonanze cimbre, come il Ghital (capretta) il Baiz (bianco) il Kitz (capretto), il Bolke (nuvola), il Canabe (cantina), il Ponk (caprone) e sono arrivati, per gli allevatori, riconoscimenti di alto livello ai concorsi nazionali e internazionali. Marconi e Sartoni hanno vinto la scommessa di far apprezzare prodotti a torto ritenuti dal gusto e dall’odore troppo forti, in realtà di una delicatezza straordinaria e che i 250 commensali ospitati alla Malga hanno potuto gustare in quello che la cucina, coordinata da Angelo e dalla figlia Elisa, sfornava: dagli antipasti, agli «gnochi sbatui», dal capretto al forno con verdure grigliate alla degustazione di formaggi con miele e mostarde fino al dolce a base di yogurt. Il passo successivo adesso è la ricerca della tipicità, condotta dalla docente di microbiologia Giovanna Felis, del dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, in un progetto triennale finanziato dall’ateneo e nel quale si sta lavorando per isolare dei microrganismi dell’ambiente circostante alla malga per cercare di legare ancora di più il prodotto al territorio. «Stiamo cercando di capire se questi microrganismi, una volta certi di poterli inserire con sicurezza nella catena alimentare, aggiunti al latte nel processo di trasformazione, possano generare dei prodotti che siano esclusivi per tipicità e riconoscibilità e quanto rimanga di loro alla fine del processo di lavorazione e stagionatura», spiega la docente. «Vogliamo realizzare qualcosa che lasci il segno», confida Ivano Marconi, «che nel gusto rimandi a un luogo e a delle sensazioni piacevoli». Il compito di convincere i consumatori passa nelle mani della figlia Ilaria che si è assunta la gestione commerciale della malga: «Per quanto possiamo essere bravi, partiamo però dal vantaggio di un prodotto che è già al massimo. I clienti se ne innamorano e sono affezionati al prodotto, più che a noi, e questa è la soddisfazione più grande per il nostro lavoro», conclude. •