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Strage di pecore
I lupi ne uccidono
14 in due attacchi

Un esemplare di lupo: gli ovini e i bovini che trascorrono la notte fuori dai recinti elettrificati non hanno vita facile
Un esemplare di lupo: gli ovini e i bovini che trascorrono la notte fuori dai recinti elettrificati non hanno vita facile (BATCH)
Vittorio Zambaldo13.09.2017

Strage di pecore e capre in due diversi episodi predatori avvenuti nello stesso allevamento di Lorenzo Erbisti, che ha un’azienda di circa 800 capi in località Zerlotti di Roverè.

Il gregge si trovava in alpeggio sui pascoli di Malga Lago Boar, che è tra Podestaria e Malga Lessinia, chiusa tra il Vajo dei Modi e il Vajo delle Ortighe.

Due gli episodi predatori avvenuti nell’arco di appena una settimana.

Il primo è accaduto sabato 2 settembre, quando, a causa di un temporale, il giovane pastore salariato, che custodisce il gregge di Erbisti, non è riuscito a far rientrare nel recinto per la custodia notturna una ventina di capi che sono rimasti a girovagare fra il pascolo e il bosco, diventando facile preda dei lupi.

I capi trovati in un primo sopralluogo dal guardiaparco e dai carabinieri forestali di Bosco Chiesanuova erano solo quattro (tre pecore e una capra). Successivamente sono stati rinvenuti gli altri fra il pascolo e i bosco.

Fra domenica scorsa e lunedì il secondo episodio, sempre ai danni di due pecore, ma entrambe esterne al recinto elettrificato utilizzato per il ricovero notturno, una a circa 500 metri dal gregge l’altra più vicina.

Non sono stati invece sbranati, com’era stato invece fantasiosamente raccontato su Facebook, i quattro cani pastori maremmano-abruzzesi a custodia del gregge, né i lupi sono penetrati all’interno del recinto.

Lo stesso Erbisti smentisce: «Delle due femmine di pastore maremmano-abruzzese, una è gravida e l’altra ha partorito da poco e accudisce i cuccioli. Dei due maschi, uno è quello fornito dal Progetto Life WolfAlps, ma ha solo dieci mesi, e l’altro ha un anno e mezzo, ma fatico a tenerlo vicino al gregge perché se ne va spesso per conto suo».

«D’altra parte», aggiunge, «io sono un allevatore di pecore e capre, non di cani, e non mi posso occupare anche di loro».

Il pastore che dovrebbe passare la notte con il gregge, non avendo un ricovero, dorme lontano dal recinto: le notti delle predazioni alloggiava a Malga Podestaria a una distanza tale che non poteva avere il controllo di quanto stava succedendo al gregge.

Durante l’ultimo sopralluogo fatto da carabinieri forestali e guardiaparco con il veterinario dell’Ulss 9 sono state due le pecore per le quali la morte è attribuibile con certezza ai lupi per i morsi presenti sul collo.

Tre capre erano morte soffocate, impigliate nella rete, mentre altre sei pecore erano morte all’interno del recinto ma accovacciate a terra, come se stesero dormendo e senza nessun segno di predazione. Potrebbero essere morte di paura o per altre cause da accertare.

Il veterinario ha prelevato due esemplari per le analisi e chiarire le cause della morte.

In totale quindi ci sono state fra il 2 e l’11 settembre 14 pecore e 4 capre dello stesso gregge la cui morte è attribuibile a diversi attacchi di lupi condotti complessivamente nell’arco di una decina di giorni.

Chi ha eseguito i rilievi conferma che il recinto era intatto e le predazioni sono avvenute tutte al di fuori. Che le ultime due pecore trovate predate abbiano saltato la rete elettrificata o che fossero rimaste all’esterno al momento della chiusura del recinto non è possibile stabilirlo: l’unica certezza è che i lupi non sono penetrati nel recinto, altrimenti la conta dei morti avrebbe ben altre cifre.

Comunque rimetterci una ventina di capi in appena una decina di giorni è un danno grave anche per una grossa azienda: quando si deciderà di pensare ai lupi della Lessinia come soggetti a cui prestare un’attenzione maggiore e dedicare agli allevatori di questo territorio qualche ora di ascolto in più, per la particolarità che qui riveste la zootecnia, non sarà mai troppo presto.

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