Apre con una festa il centro socio culturale

Il momento dell’inaugurazione della zona degli ambulatori   FOTO PECORA
Il momento dell’inaugurazione della zona degli ambulatori FOTO PECORA
Vittorio Zambaldo 23.07.2018

C’è un cuore nuovo nel cuore del paese: funziona per la salute del corpo e quella dello spirito, che si alimenta di cultura, il nuovo centro socio-culturale che unisce sotto lo stesso tetto biblioteca comunale, sala mostre, ambulatori medici, centro aperto per giovani e associazioni. Nel seminterrato trovano posto infatti i locali per la Pro loco con sala e ampia cucina, oltre a una sala più piccola per riunioni con cucinino; al piano terra due ambulatori medici e una stanza per i prelievi e per il pediatra, una sala conferenze che può essere ridimensionata in due stanze più piccole e uno spazio mostre; il piano superiore è tutto occupato dalla biblioteca. «Un’altra splendida opera pensata per la nostra gente», ha esordito il sindaco Claudio Melotti, «pensata nel 2015 e oggi consegnata nei tempi previsti impiegando un milione e 350mila euro, 370 arrivati dal Fondo Comuni di confine; 15 mila dal Consorzio Bim Adige e utilizzati per l’arredo della biblioteca, il resto con risorse proprie del Comune, arrivate anche grazie all’imposta sugli immobili dei proprietari di seconde case che ringraziamo», ha detto il sindaco fra gli applausi dei numerosi villeggianti presenti che hanno apprezzato la sincerità. Alla cerimonia hanno partecipato tutti i sindaci dell’alta Lessinia, il vicepresidente della Provincia Pino Caldana, il deputato Paolo Paternoster, l’assessore regionale Luca Coletto con le consigliere Giovanna Negro e Orietta Salemi, il comandante dei carabinieri Paolo Stoppani e della base Nato di Lughezzano Diego Fasoli. Gli ambulatori medici, accessibili con una comoda rampa, sono stati intitolati a Bruno Scandola, indimenticato medico di famiglia, scomparso un anno e mezzo fa e il cui ricordo ha commosso tutti gli intervenuti: fondatore della casa di riposo e di Croce Verde Lessinia, consigliere comunale, autore con Renato Avesani del libro «La metà destra del dottor Scandola», dove racconta la storia della sua riabilitazione dopo l’ictus che lo colpì nel 1992, procurandogli una disabilità che non gli impedì di continuare il suo lavoro fino agli ultimi giorni accanto al più giovane collega Alessandro Leso che lo ha ricordato in una commovente ricostruzione: «Mio maestro e amico, medico solerte, attento alle persone, alla loro malattia ma anche al loro vita interiore, sempre preoccupato e mosso da quello che definiva la cultura degli ultimi, che ha vissuto la professione come una missione, instancabile lavoratore che non si scoraggiava dal confronto quotidiano con la sofferenza e la morte. A 42 anni aveva già fatto tanto e nonostante la malattia fu in grado di continuare a occuparsi per altri 25 anni di chi stava male come lui e più di lui. Pensiamolo come padre, come fratello, come collega, oggi impariamo a pensarlo anche come nonno di chi arriverà fra una cinquantina di giorni», ha concluso riferendosi a Martina figlia tanto attesa e oggi mamma a sua volta in attesa. La moglie Giovanna ha ringraziato per il pensiero di voler tener vivo il ricordo del marito e aggiunto che la parte più bella della sua professione erano le viste agli anziani che non lo chiamavano, «perché scambiare una parola è come prendere un farmaco», soleva ripetere. Per l’occasione sono stati consegnate dall’assessore Lorenza Corradi targhe di riconoscimento di fine carriera anche ai medici di famiglia Silvano Bombieri e Severino Contri. Bombieri, che ha passato 33 anni a Bosco e Corbiolo continuerà come volontario con un’associazione per l’assistenza domiciliare oncologica e ha ringraziato il paese per l’affetto con cui è stato accolto e trattato e ha lasciato i suoi pazienti con la raccomandazione «Fate polito!». Contri ha ricordato i suoi 40 anni di servizio anche in tempi in cui si lavorava per 24 ore e 7 giorni su sette: «Oggi non ci sono più gli inglesi che chiamano ubriachi per l’assistenza notturna a San Giorgio; non c’è più neanche la neve di allora; in compenso c’è la guardia medica», ha concluso ringraziando Lucio Bertagnoli consigliere di Lughezzano per l’assistenza e la presenza continua, le amministrazioni che si sono succedute e «le persone autentiche che hanno la fortuna di vivere in questi luoghi». Parole di apprezzamento per l’operato dei medici e dell’amministrazione di Bosco Chiesanuova sono arrivate dall’assessore Coletto, dall’onorevole Paternoster e dal vicepresidente Caldana con l’assicurazione di mettere in atto tutte le misure perché in montagna si possa continuare a vivere e a lavorare. •

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