Lyoness, nei guai
la «comunità
per lo shopping»

Una potenziale cliente davanti a un negozio di abbigliamento
Una potenziale cliente davanti a un negozio di abbigliamento
Luca Fiorin 08.02.2019

Hanno messo migliaia di euro in un’attività promossa da una srl di San Martino Buon Albergo. Una realtà dai conti floridi, ma recentemente finita nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Gli investitori, che in alcuni casi hanno anche lasciato il posto di lavoro per inseguire una speranza di arricchimento che ora temono stia svanendo, alla fine si sono però trovati a dover ricorrere agli avvocati per cercare di recuperare i propri soldi. E se quelli che hanno deciso di agire attualmente sono in pochi, una decina in tutto, c’è il rischio che finiscano per essere imitati da moltissime persone di tutta Italia. Le azioni di recupero hanno come destinataria una società a responsabilità limitata. Si tratta di Lyoness Italia, che molti conoscono come la «comunità per lo shopping» e che è nata importando un tipo di attività già presente in altri paesi europei.

 

Lo studio legale 3A-Valore di Mestre spiega che l’azione della srl di San Martino «si sostanzia nel promuovere, attraverso Internet e appositi eventi, l’adesione a un programma volto alla diffusione di una formula di acquisti in cashback (che prevede il rimborso di una parte dei soldi spesi, ndr) mediante un sistema a piramide basato sul coinvolgimento di un numero sempre maggiore di consumatori, a cui viene prospettato un notevole ritorno economico conseguibile attraverso diversi percorsi».

 

I consumatori, che si registrano gratuitamente, ricevono una card da utilizzare per i propri acquisti. Grazie ad essa ottengono uno sconto e dei punti e, invitando nuovi consumatori a tesserarsi, si assicurano lo 0,5 per cento di rimborso sui loro acquisti ed un altro 0,5 per cento sugli acquisti che vengono effettuati dai consumatori che i propri amici riescono a loro volta ad arruolare». Questa operazione, in teoria, porta vantaggi a tutti. La srl nel 2017 ha realizzato un fatturato di oltre 53 milioni di euro ed è arrivata a contare un milione e 368mila consumatori tesserati, quasi 15mila aziende convenzionate ed oltre 67mila Lyconet Marketer. Nome, questo, che identifica coloro che lavorano attivamente per sviluppare l’operazione. «La nostra forza risiede nella community», spiegava giusto un anno fa in un’intervista il consigliere delegato di Lyoness Italia, Edoardo Moretti. Poi affermava che il cashback è cresciuto negli anni della crisi perché si è rivelato più concreto dei sistemi di vendita basati sui punti premio.

 

L’Autorità garante della concorrenza, però, il 14 gennaio scorso ha diffuso un comunicato in cui definisce «scorretto» il sistema di promozione utilizzato da Lyoness Italia, «in quanto integra un sistema dalle caratteristiche piramidali, fattispecie annoverata dal Codice del Consumo tra le pratiche commerciali in ogni caso ingannevoli». Insomma, solo chi ha avviato la catena o chi sta nei suoi anelli più alti otterrebbe degli alti ritorni economici; a patto, però, che si siano sempre nuove entrate alla base. Una situazione a fronte della quale l’Autority, secondo la quale gli sconti che invogliano ad aderire al progetto «costituiscono in realtà solo un aspetto secondario del volume economico generato dal sistema», ha elevato a Lyoness Italia una sanzione di 3,2 milioni di euro.

 

«Le persone che si sono rivolte al nostro studio sono residenti per lo più nel Padovano ed hanno aderito al programma che consente di acquistare beni e servizi presso le imprese convenzionate, usufruendo di sconti e altre promozioni, ma il rovescio della medaglia è che la società ha chiesto loro di pagare una salata commissione d’ingresso di 2.400 euro per iniziare la carriera come Lyconet Premium Marketer, così come ha fatto con tutti gli altri 67mila che hanno scelto di diventare anche venditori», spiegano i legali di 3A. «Oltre a questo», aggiungono, «per confermarsi e progredire nella carriera hanno anche dovuto reclutare tanti altri consumatori e, soprattutto, effettuare ulteriori versamenti, ad esempio quote da 1.500 euro l’una per ottenere vantaggi da mercati esteri ed abbonamenti mensili da 50 a 150 euro, per raggiungere un certo livello di entrate». Dopo il pronunciamento dell’autorità garante, gli investitori hanno iniziato a chiedere indietro i loro soldi. Non ottenendo risposta, si sono quindi rivolti ai legali, i quali spiegano che hanno inviato una diffida a Lyoness affinché restituisca i soldi ai loro assistiti, ma si dicono pronti ad agire in tutte le sedi. «Stiamo acquisendo anche altri mandati», dicono gli avvocati, «e l’impressione è che questa sia solo la punta dell’iceberg». •

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