Papà Mariano: «Mettete un fiore al cippo di Monica»

Fotoservizio Pecora
Fotoservizio Pecora
Maria Vittoria Adami 09.06.2018

Si è avvicinato al nostro camper, ieri al mercato settimanale, pian piano, con un pacchetto di foto. Gli scatti alla stele della figlia, anno dopo anno, con le viole mammole ora gialle, ora bianche, ora violetto. La lastra in marmo ben pulita. La ringhiera in ferro intrecciata con la scritta Monica che racchiude quell’angolo di piazzale Ugo Foscolo, a San Giovanni Lupatoto. È Mariano Zanotti, 83 anni, 25 trascorsi senza la sua Monica, la figlia che tra il 28 e il 29 dicembre 1993 fu uccisa, mentre viaggiava in auto con il fidanzato sulla Brennero, da un sasso lanciato da tre giovani dal cavalcavia di Bussolengo. Dopo la sua morte Mariano Zanotti e la moglie Ivana Crivellaro fecero porre una stele in accordo con l’allora sindaco Severino Betti che aveva voluto quel segno anche per ricordare a tutti l’irragionevolezza del gesto compiuto da tre ragazzi di Palazzolo di Sona, condannati poi al carcere, due a 15 anni (poi in regime di semilibertà), e uno a 16. «Ho sempre curato l’area», racconta Mariano. «Ogni anno mettevo fiori nuovi. C’è anche una via dedicata a Monica. È un ricordo per il paese. Ma sono anziano e mia moglie è inferma. Chiedo al Comune di occuparsene mettendo dei fiori e un dispositivo a tempo che li irrighi. Sono andato in municipio più volte, mi rispondono che ci pensano loro, invece non fanno nulla. Ma se il Comune non provvede dirò di togliere l’intitolazione della via a mia figlia». Oggi il masso su cui è adagiata la stele, con la scritta «Che il tuo sacrificio non sia inutile. La comunità Lupatotina», non è più accerchiato dalle viole con dedizione curate da Mariano. Ci sono erbe infestanti che rischiano di appropriarsi di quel luogo che deve essere un monito per tutti. «La stele è firmata “Comunità lupatotina”. Chiedo solo di piantare dei fiori». Quella sera Monica tornava dal lago dove era andata per organizzare l’ultimo dell’ anno con gli amici. «Quella festa non l’ha mai fatta», continua il padre. Aveva 25 anni, si sarebbe dovuta sposare la primavera successiva. Con Mariano e Ivana è rimasto l’altro figlio, più grande, Luca, che ha dato un nipotino ai genitori. I tre che lanciarono il sasso, invece, Mariano non li ha mai visti. «Ed è meglio che non li veda mai», conclude. I cittadini, invece, devono vedere quella stele. Abbiamo girato così l’appello al sindaco Attilio Gastaldello. «Investiamo nel verde e nelle aiuole perché sono un biglietto da visita», ci risponde. «E questo cippo è un ricordo, fa parte della storia del paese e rientra nella cura del verde del Comune. Quest’anno purtroppo, per il tempo (continue piogge e sole) siamo stati impegnati nello sfalcio dell’erba più del previsto». Chiediamo, allora, al sindaco anche un fiore per quel fazzoletto di terra: «Per aiuole e rotonde abbiamo studiato piante e fiori in relazione al terreno e quel tratto viene curato come qualsiasi altro luogo comunale», garantisce. Ma non riusciamo a strappargli una promessa per due viole mammole attorno al cippo di Monica, che vale più di un’area verde. Allora lanciamo una proposta. A due passi da quella stele c’è la scuola media. Magari qualche classe potrebbe attivare un progetto per adottare quel triangolo e preservarlo dall’incuria perché la morte di Monica Zanotti resti per sempre un monito per i giovani sulle conseguenze dei gesti sconsiderati. •