E l’Italia del biliardo manda in buca Michele

Michele Bianchini: 31 anni, è una  stella della specialità «pool» che si gioca con 15 bilie
Michele Bianchini: 31 anni, è una stella della specialità «pool» che si gioca con 15 bilie
Renzo Gastaldo 09.07.2018

Michele Bianchini, giocatore di biliardo residente in via Punta a San Giovanni Lupatto, rappresenterà l’Italia ai campionati europei che dal 18 al 31 luglio si disputeranno in Olanda. È orgoglioso della convocazione anche se la chiamata era attesa da tempo per i brillanti risultati ottenuti recentemente, tra cui la fresca vittoria nella Spring Season Cup disputatasi a Padova (vinta senza perdere una partita battendo in finale il numero 3 del mondo). «La convocazione mi ha riempito di soddisfazione perché ho sempre sognato di rappresentare l’Italia in un campionato europeo», confessa il giocatore lupatotino. «Questa prima volta, dovuta al fatto di essere nei primi tre d’Italia, mi ha fatto toccare il cielo con un dito». Michele ha 31 anni (vive con la compagna Francesca Airaghi) e di professione fa l’infermiere all’ospedale di Borgo Trento, per cui deve conciliare gli impegni professionali con gli appuntamenti, soprattutto serali e del fine settimana, con il tavolo da biliardo («li ringrazio, i colleghi. Comprendendo le mie esigenze per le gare, accettano ogni tanto di scambiare qualche turno in corsia»). La sua è infatti una vita che lui si limita a definire «impegnativa» ma dove in sette giorni devono starci 40 ore di lavoro e 15-20 ore di allenamento con la stecca in mano. «Oltre a un’oretta di corsa o palestra al giorno per tenere il fisico tonico e alle trasferte per le gare che occupano circa venti dei 52 week end che ci sono in un anno», precisa il campione. Il giovane campione locale è un stella della specialità «pool» che si gioca con 15 bilie in resina artificiale colorate e numerate e una bianca su un tavolo con le buche leggermente più ampie del normale. Michele ha cominciato a prendere in mano la stecca all’età di quattro anni. «Il primo contatto con il gioco l’ho avuto nella garage di casa mia in via Fogazzaro dove mio nonno e mio padre avevano allestito un tavolo da biliardo», racconta Michele. «Da lì è stato un crescendo di gare e di impegni che mi ha portato ai livelli di oggi». «MI SONO ACCORTO di essere “tagliato” veramente per il biliardo a 17 anni quando ho cominciato a cimentarmi nelle gare ufficiali e ho immediatamente conquistato il campionato italiano di categoria». Oggi è ai vertici italiani, dopo essere entrato nei 24 «nazionali» (la categoria che raccoglie i più titolati giocatori del Paese) nel 2016. Gareggia nel team Orsi («Una società che ha sede nel centro storico di Verona») e usa una stecca del tipo «Cue action», di quelle professionali che si avvitano e che si trasportano in una apposita custodia. Il segreto per vincere le sfide più importanti? «Saper gestire le emozioni nei momenti topici degli incontri. Bisogna riuscire a restare freddi. Le vittorie al biliardo sono frutto soprattutto della mente». Ogni tanto qualcuno gli propone di andare a giocare negli Usa. «Là è la patria del biliardo e si organizzano i tornei più ricchi, seguiti da moltissimi appassionati. Anche se le squadre più forti sono quelle europee, che da nove anni vincono la sfida mondiale con gli Stati Uniti». Il futuro: dove troveremo fra cinque anni Michele Bianchini? «Il sogno sarebbe quello di diventare un giocatore professionista. La razionalità mi fa dire che sarò ancora occupato nel mio lavoro fisso in ospedale sempre intento a coltivare la mia passione del gioco del biliardo. In fondo sono felice così». Un desiderio nel cassetto però Michele ce l’ha: conquistarsi un posto ai mondiali di Doha 2019. Finché coltiva il sogno si consolerà partecipando, prima degli Europei, agli imminenti campionati nazionali a Roma nei saloni dei ricevimenti dello stadio Olimpico. •

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