Alla Scuola di polizia ora c’è l’«Ambasciata della resilienza»

Mannino consegna a Trevisi l’attestato del pontefice FOTO AMATOL’insediamento dell’ambasciata si è concretizzato con la firma di un «protocollo d’intesa culturale»
Mannino consegna a Trevisi l’attestato del pontefice FOTO AMATOL’insediamento dell’ambasciata si è concretizzato con la firma di un «protocollo d’intesa culturale»
K.F.20.07.2018

Allenarsi alla resilienza per reagire e superare le difficoltà della vita, ma anche per resistere al denaro facile, ai compromessi e alle scorciatoie verso il successo. Imparare a essere resilienti come ha fatto il giudice Paolo Borsellino, che portò avanti fino alla fine la lotta alla mafia, anche durante i 57 giorni che separarono l’attentato in cui perse la vita il collega e amico Giovanni Falcone da quello organizzato in via D’Amelio, in cui assieme a lui morirono cinque agenti della sua scorta. Per onorare e ricordare l’esempio di Borsellino e di molti altri martiri laici che hanno creduto nella legalità a costo della vita, ieri alla Scuola di polizia di Peschiera del Garda si è tenuta la cerimonia di insediamento dell’«Ambasciata della resilienza», quattordicesimo presidio del Parlamento della legalità internazionale, il movimento culturale antimafia nato nelle scuole di Palermo ancor prima delle stragi di Capaci e via D’Amelio grazie all’impegno di un professore, Nicolò Mannino. Che ieri, nel giorno del 26° anniversario della morte di Borsellino, ha preferito essere a Peschiera anziché in via D’Amelio «perché oggi lo uccideranno ancora una volta con l’ipocrisia», ha detto ricordando che alcuni giorni prima della strage, presagendo di essere il nuovo bersaglio di Cosa Nostra, il giudice «aveva chiesto il divieto di parcheggiare in via D’Amelio, ma non glielo hanno concesso». Ai 122 allievi agenti Mannino ha mostrato gli appunti che Borsellino gli lasciò il 18 marzo 1989 al termine di una conferenza organizzata in una scuola superiore di Palermo. Pagine scritte volutamente in verde «perché la speranza nel cambiamento non deve morire». Concetto espresso anche dal direttore della Scuola Gianpaolo Trevisi: «Per portare avanti qualsiasi missione bisogna essere resilienti», ha spiegato ai futuri poliziotti. L’insediamento dell’ambasciata si è concretizzato con la firma di un «protocollo d’intesa culturale» e con l’apposizione della targa all’ingresso dell’edificio. «Anche papa Francesco sa dell’iniziativa di questa mattina», ha spiegato Mannino consegnando a Trevisi la benedizione in pergamena del pontefice, rivolta a lui e «alla sua famiglia» intesa come la Polizia di Stato. Tra i presenti alla cerimonia i sindaci di Peschiera, Fumane e Villafranca, l’assessora del Comune di Verona Edi Maria Neri e Maria Teresa Salaorni Turazza, madre di Massimiliano e Davide Turazza, poliziotti uccisi mentre erano in servizio. •