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Si taglia il nastro!
Anzi no: l’Ulss
rimanda la festa

Pazienti e visitatori delusi per la mancata inaugurazione dell’ala A dell’ospedale di Malcesine FOTO PECORA
Pazienti e visitatori delusi per la mancata inaugurazione dell’ala A dell’ospedale di Malcesine FOTO PECORA (BATCH)
 
Emanuele Zanini 13.01.2018

Doveva essere un grande giorno di festa, ieri mattina a Malcesine, per la riapertura del secondo piano del padiglione A dell’ospedale e per celebrare la conclusione dei lavori di riqualificazione e messa a norma della struttura. Invece, all’ultimo minuto, la cerimonia con il taglio del nastro non si è tenuta. Solo in un secondo momento l’Ulss ha comunicato che l’incontro non si è svolto a causa di «improvvisi e improrogabili impegni» da parte sia dell’assessore regionale alla sanità Luca Coletto che del direttore generale dell’Ulss 9 Pietro Girardi. L’inaugurazione è stata quindi rinviata «a data da destinarsi». In un primo momento, tuttavia, l’Azienda sanitaria aveva annunciato che il secondo piano del padiglione A sarebbe stato comunque aperto e sarebbero stati attivati i relativi servizi. Ma ieri mattina salendo al secondo piano un cartellone di lavori in corso ostruiva l’accesso. La riapertura, a quanto si è appreso, sarà rimandata con ogni probabilità in occasione della tanto attesa prossima inaugurazione. A quel punto verranno presentati ufficialmente i lavori di messa a norma annunciati, il primo passo per l’adeguamento e messa in sicurezza di tutto il padiglione A. Nel frattempo i pazienti, finora ospitati al primo piano del complesso insieme ad altri ricoverati per la riabilitazione cardiologica e ortopedica, attendono di essere trasferiti al piano di sopra. Ma ieri mattina nonostante nella struttura di Val di Sogno non ci fossero le istituzioni, era comunque presente un folto gruppo di soci dell’Associazione interregionale disabili motori che rappresenta oltre 1.300 persone affette da poliomielite, capeggiato dalla presidente Denis Montagnoli e dal delegato per i rapporti istituzionali Gabriele Fagnani. All’Aidm, da tempo critica sul procrastinarsi dei lavori di adeguamento dell’unico nosocomio dell’Alto Garda veronese, non è andato proprio giù il rinvio dell’inaugurazione. «È l’ennesimo. Per l’esattezza il terzo», rimarca Montagnoli. «Subito avevano fissato la data al 21 dicembre, poi al 29. Ora tutto sembrava pronto per oggi (ieri per chi legge, ndr), ma ieri (giovedì per chi legge, ndr) solo dopo mezzora dalla convocazione ufficiale della cerimonia è arrivato il rinvio. E ora, tra l’altro, ci siamo ritrovati il secondo piano sigillato e in cui, a quanto sappiamo, manca ancora l’agibilità. Onestamente ci sentiamo presi in giro». «Gli interventi di messa a norma eseguiti dall’Ulss», aggiungono i portavoce dell’associazione, «non sono completi. Per esempio le stanze, i bagni e parte degli arredi sono ancora da sistemare». Tra i polio sale un misto di rabbia e preoccupazione per il futuro dell’ospedale. «Non vorremmo che se a Bussolengo saranno inseriti quaranta posti letto per la riabilitazione, gli ottanta posti letto ancora presenti, sulla carta, a Malcesine siano ridotti. Questo non deve succedere. Sarebbe molto grave», fa notare Fagnani, ricordando come la struttura sanitaria di Val di Sogno sia l’unico centro di riferimento nazionale per lo studio e la cura della poliomielite. «Le risorse per investire su Malcesine ci sono. Vengano spese e si effettuino i lavori che servono». «Per noi i servizi di riabilitazione presenti a Malcesine sono fondamentali per poter ambire ad avere una vita normale o quasi», ha sottolineato il gruppo di poliomielitici presenti ieri mattina in ospedale. «Non vogliamo essere dimenticati». Ieri mattina all’ospedale assieme ai polio era presente anche Fabio Furioli, capogruppo di opposizione in consiglio comunale a Malcesine. «È vergognoso il modo in cui viene gestito l’ospedale», tuona il consigliere di minoranza. «Stiamo parlando di lavori attesi da quindici anni. Il presidente della Regione Luca Zaia prenda in mano la situazione in prima persona. Malcesine deve tornare a essere un fiore all’occhiello per il Veneto. Il nostro territorio ci sta già rimettendo troppo in termini di servizi e immagine». •

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