La storia di Spiazzi si scopre nei tre sentieri tra grotte, torri e trincee

Un momento dell’inaugurazione
Un momento dell’inaugurazione
B.B. 30.08.2018

Come scoprire la storia di Spiazzi, che fu chiamata persino la «Piccola Parigi», in passato fucina di un attività dissoltasi nel tempo ossia la lavorazione dell'osso di bue, luogo alle falde del Baldo, sopra il Santuario Madonna della Corona che va conosciuto. Tre nuovi percorsi, sono stati individuati, puliti e descritti dal Gruppo alpini di Spiazzi con la pro loco ed altri cittadini desiderosi di promuovere questa parte montana di Caprino. Sono stati denominati Contrada Croce, Sentiero del villaggio, Monte Cimo e sono stati inaugurati pochi giorni fa in presenza del sindaco Paola Arduini. La pro loco sta preparando una cartina che si troverà all' infopoint di Spiazzi. «Il primo percorso», spiega Marco Tomasi capogruppo delle penne nere, «di 25 minuti è denominato Contrada Croce. Tale contrada», ricorda, «è il nucleo storico più antico di Spiazzi che, nel primo medioevo, 1300, si ritiene fosse un Monastero. Relazioni di visitatori del 1500 parlano però del Santuario della Corona, non di un monastero, mentre citano l’abitato dei Crosatti, famiglia storica della zona, come ostello». Interessante sapere che, verso la fine del 1800, il centro di Spiazzi era proprio Contrada Croce, con la sua osteria «Al Lampione», un alloggio, un affittacamere, una scuola elementare privata e una stazione della guardia di Finanza. «Vi abitavano un centinaio di persone», prosegue Tomasi, «ed una ventina di officine producevano oggetti religiosi d’osso, materia ricavata da stinchi di bue lavorati con lima e tornio, attività esercitata fino ai primi del '900. La corte era chiusa da quattro porte di protezione: porta Viveri, porta Lupi o Viandanti, porta Latrine e porta Morti da dove si raggiungeva il cimitero di Ferrara di Monte Baldo». Il secondo percorso , Sentiero del Villaggio, della durata di 45 minuti, è caratterizzato dal fatto che attraversa il Villaggio, con le tipiche casette di legno degli anni '70, oggi seconde case da cui si scorgono ampi panorami sulla piana caprinese, il lago di Garda e il Monte Baldo. Il terzo il percorso denominato Monte Cimo , forse il più suggestivo, è di media difficoltà poiché dura un' ora e 45 minuti. «Partendo dal centro di Spiazzi», prosegue Tomasi, «prevede si prosegua sulla strada diretta a Maso della Corona per poi imboccare il sentiero delle trincee del Monte Cimo. Si arriva ad una grotta che fu deposito di munizioni e polveri da sparo durante la Prima Guerra mondiale. Proseguendo su questa cresta, si scorge il Santuario Madonna della Corona, si intravede la Valle dell'Orsa, una forra con pozzi e marmitte dove si pratica torrentismo, si incontrano inoltre alcune grotte e cavità usate come riparo dai soldati». Quindi si arriva alla trincea del Monte Cimo, da cui si intravede l'omonimo forte edificato tra il 1884 e il 1913 dagli italiani che disponeva di 4 cannoni e di un osservatorio a scomparsa mai usati durante il conflitto. Rimasti ben conservati fino all'inizio degli anni '70, furono poi abbandonati ed andarono in rovina. Gli alpini ed i volontari della pro loco hanno evidenziato i tre anelli pulendo da sterpaglie, vegetazione e rifiuti lasciati nel tempo. È stata un’iniziativa animata dal senso civico.