Fotografie e brani sul sentiero dedicato al geografo Turri

Alcuni partecipanti alla camminata organizzata per l’inaugurazione del sentiero dedicato a Turri
Alcuni partecipanti alla camminata organizzata per l’inaugurazione del sentiero dedicato a Turri
Barbara Bertasi 28.10.2018

Ci sono sentieri e sentieri. Andrebbero tutti sistemati, valorizzati e promossi, ma ce ne sono alcuni speciali, perché sono anche luoghi della memoria, luoghi che vivranno per sempre grazie a chi li rese immortali con i suoi scritti. «Il Garda ha una fulgidezza straordinaria visto dall’alto del Monte Baldo», scriveva il geografo Eugenio Turri. «Le sue acque occupano il grande invaso tra le pieghe dell’orogenesi alpina e le loro culminazioni retiche. Tutto chiama la vicenda delle glaciazioni, quando una colata glaciale scendeva in questo invaso e avanzava lentissimamente verso la pianura, simile a un mostro dai movimenti impercettibili, tutto rivestito di squame detritiche». Si leggono anche queste parole, quasi poesia, nel libro «Weekend nel Mesozoico», del 1992, in cui Turri (Grezzana 1927 - Cavaion 2005) descrive il lago di Garda come lo vedeva da un osservatorio speciale: il Monte Creta o Crocetta di Caprino. Sulla sua cime conduce un sentiero, il numero 53 del Club alpino italiano (Cai), che è stato a lui dedicato dal Ctg Monte Baldo, presieduto da Maurizio Delibori, e dal Cai, in rappresentanza del quale era presente Maurizio Marogna. «Il percorso va da Lumini di San Zeno di Montagna a Braga di Caprino passando appunto per il Monte Creta, comunemente considerato l’«Osservatorio» del grande geografo», dice Delibori. Questo luogo panoramico, che è a quota 1023, accanto alla grande Croce visibile anche dalla piana e dal centro di Caprino, si raggiunge camminando per un’ora e mezzo su questo sentiero ora arricchito da tre targhe con fotografie, note biografiche e brani del geografo. All'escursione, durante la quale ne sono stati letti alcuni, hanno partecipato una cinquantina di escursionisti, tra cui il sindaco di Cavaion Sabrina Tramonte. Ricorda sempre Delibori: «Questo è il più recente evento di una serie di manifestazioni commemorative predisposte dal 2005 quando il geografo ci lasciò. Proprio ai primi di ottobre, ad esempio, l'amministrazione di Cavaion, dove i suoi familiari vivono, ha organizzato un convegno intitolando a lui la sala civica di corte Torcolo». Sin dagli anni '70 Turri raggiungeva annualmente il Monte Creta per «fotografare» le trasformazioni paesaggistiche della piana di Caprino. «Lo fece fino ai primi del 2000, quando lasciò a noi, i suoi alunni del Ctg Monte Baldo che lo seguivamo, tale compito. Da allora ogni anno saliamo lassù per conoscere meglio e continuare a documentate l'evolversi di un territorio dove negli ultimi anni sono arrivate zone artigianali-industriali, una circonvallazione, pale eoliche». Raggiunta la vetta lo sguardo spazia fino a Peschiera, sugli anfiteatri morenici di Rivoli e Garda, raggiunge la Val d’Adige, il Monte Moscal la piana di Caprino-Affi-Costermano. «Viviamo come una missione l'iniziativa di monitorare la trasformazione di questi luoghi», chiude Elisa Fattorelli, animatrice del Ctg. •