Emergenza cinghiali: «Interventi urgenti»

Un branco di cinghiali:  sul Monte Baldo sono in aumento
Un branco di cinghiali: sul Monte Baldo sono in aumento
Emanuele Zanini 14.12.2018

«I cinghiali sul Baldo non li vogliamo. Non ci sono mai stati e sono solo dannosi. Vanno sterminati». È il drastico commento, senza giri di parole, di un cacciatore. Un’idea condivisa da molti altri colleghi presenti all’assemblea pubblica organizzata in un’affollatissima sala civica di Caprino – almeno duecento i presenti e molti in piedi– in collaborazione con l’associazione Sorasengi, moderata dal consigliere comunale di San Zeno di Montagna Carlo Gambino, e alla quale sono intervenuti anche diversi rappresentanti di gruppi ambientalisti locali, oltre a esperti dell’ambiente montebaldino e amministratori locali. Tra loro il sindaco di Caprino Paola Arduini, il presidente dell’Unione Montana Baldo Garda e sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani, il sindaco di Rivoli Armando Luchesa e quello di Ferrara di Monte Baldo Paolo Rossi. Il pubblico era formato per buona parte proprio da cacciatori e agricoltori, esasperati dal proliferare dei mammiferi sul Baldo, che devastano i prati sollevando le zolle di terra, distruggendo tutto ciò che trovano sul loro passaggio, compresa la grande varietà di flora autoctona. La maggioranza si dice pronta a imbracciare i fucili per tentare di risolvere il problema. Ma al momento, in base a una delibera regionale, non è possibile cacciare il cinghiale sul Baldo, a differenza della Lessinia dove invece è stata istituita la caccia controllata in via sperimentale (con al massimo 800 capi da abbattere) secondo i regolamenti del piano faunistico regionale. Seppur con approcci diversi, cacciatori e ambientalisti sono apparsi concordi almeno su un punto: la presenza dei cinghiali è in costante crescita. Nessuno azzarda cifre ufficiali, ma per capire un po’ le dimensioni basti pensare che, come ha ricordato Maurizio Delibori, presidente del Ctg Baldo Lessinia, le femmine di cinghiale partoriscono fra i tre e i 15 piccoli anche tre volte all’anno. Insomma, è indispensabile intervenire al più presto. «L’Hortus Europae, che si contraddistingue per la sua grande biodiversità, è diventato l’orto dei cinghiali. È un flagello incontenibile», ha sottolineato Giacomo Brunelli dell’associazione culturale Sorasengi, che ha inviato una lettera al ministero dell’Agricoltura e ai poteri locali per sollecitare un intervento rapido. «I cittadini devono mobilitarsi e verificare anche l’operato delle istituzioni». Raffaello Boni, responsabile Legambiente Baldo Garda, ha affermato che la presenza degli ungulati ha decimato ad esempio le orchidee, anche rare. «Manca una visione omogenea del problema», ha lamentato, «la caccia indiscriminata non porta a risultati concreti. Serve agire in modo organico». Per Marilisa Velardita, presidente Italia Nostra Verona, contenere la diffusione dei cinghiali è indispensabile per salvare il paesaggio e la biodiversità del Baldo: «Si potrebbero sterilizzare le femmine, o diffondere esche con farmaci contraccettivi». Secondo Mario Spezia del Wwf Verona e dell’associazione Il Carpino, «il controllo dei cinghiali è stato fallimentare. I cacciatori non sono in grado di controllare un territorio così vasto». Quindi ha proposto: «la Provincia potrebbe incaricare gli agricoltori del controllo dell’area e della cattura dei mammiferi attraverso i chiusini». Dal pubblico è intervenuto anche il consigliere provinciale Pierangelo Zorzi, che ha ricordato come sia stato attivato un tavolo tecnico in Provincia, ribadendo come si stia lavorando per creare nuovi centri di raccolta dove lavorare le carcasse degli animali uccisi, oltre a quello di Cavalo, troppo distante dall’area del Garda Baldo. Un altro è in fase di realizzazione a Brenzone, mentre il sindaco Arduini ha annunciato che anche a Caprino potrebbe nascerne uno, sfruttando un edificio appena acquisito dal Comune. Daniele Zanini, direttore dell’Orto Botanico di Novezza, ha puntato il dito sulla scarsissima educazione ambientale dell’uomo, vero colpevole della situazione che si è creata e che «sta compromettendo in maniera irreversibile l’ambiente», favorendo tra l’altro la diffusione del senecio, pianta tossica. Andrea Sbarbati, direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, ha detto: «Solo con il fucile non si risolve il problema. Il Baldo è malato: se i dottori non si parlano, il malato muore. Serve dialogo per trovare uniti una soluzione». •