Baldo, la tragedia
riapre il tema della
copertura telefonica

Il monte Baldo
Il monte Baldo
Paolo Mozzo 17.09.2018

Si chiamava Pietro Schena, 68 anni, residente a San Zeno di Montagna, l'uomo morto ieri sul sentiero per il Telegrafo.

Era insieme con la moglie quando si è sentito male. All’arrivo dei soccorsi, l’eliambulanza dei Vigili del fuoco operativa per il «118» trentino con a bordo medico e tecnico di soccorso alpino, per lui non c’era più niente da fare. Sull’elicottero sono stati imbarcati il corpo dell’escursionista e la donna, la quale è stata poi soccorsa dai medici, in stato di «choc» grazie a un atterraggio intermedio al campo sportivo di Caprino.

 

La dinamica della tragedia riporta in luce un problema spesso denunciato quanto mai risolto. Sul Baldo, e in molte zone delle Prealpi e Alpi, il telefonino è una falsa certezza. Ieri, mentre un altro escursionista tentava il massaggio cardiaco per rianimare Pietro, l’allarme si era diffuso lungo il sentiero con il semplice «passaparola». «Alla fine», ricostruisce Alessandro Tenca, soccorritore del Cai veronese e gestore del rifugio «Telegrafo», «un ragazzo è riuscito a trovare “campo“ per la chiamata e inviare l’allarme al 118, mettendo in moto l’eliambulanza di Trento».

La copertura dell’area montana veronese, inclusa gran parte della Lessinia, resta aleatoria. Il soccorso, la vita o la morte, sono appesi all’aggancio di una «cella» utile. Talvolta troppo tardi. © RIPRODUZIONE RISERVATA