Allarme inquinamento in tre punti su cinque

Il prelievo di un campione d’acqua da parte della Goletta dei laghi
Il prelievo di un campione d’acqua da parte della Goletta dei laghi
Luca Fiorin 04.07.2018

Nel lago di Garda ci sono delle situazioni endemiche di inquinamento microbiologico delle acque dovute a irregolarità e abusivismi. Problemi che necessitano di indagini approfondite. Non è certo un quadro dalle tinte sfumate, né dai soggetti ameni, quello che emerge dalla relazione sullo stato di salute delle acque gardesane che è stato presentato ieri, nella sede di Legambiente Verona, a conclusione della prima tappa dei controlli di quest’anno della Goletta dei laghi, iniziativa organizzata dall’associazione ambientalista in collaborazione con il consorzio per il trattamento degli oli minerali esausti Conou e l’azienda chimica Novamont e che da 13 anni monitora lo stato degli ecosistemi nei più importanti laghi italiani. Da venerdì scorso sino a ieri, 10 tecnici hanno effettuato prelievi sia per quanto riguarda la presenza di microplastiche nell’acqua e sui sedimenti presenti nelle spiagge che per quanto concerne la contaminazione batterica di origine fecale. Ovvero, per essere più chiari, per controllare la presenza nelle acque di microrganismi derivanti dagli scarichi fognari. Se i risultati delle analisi su plastiche e sedimenti, che vengono realizzate dall’ente pubblico di ricerca Enea, non arriveranno prima dell’autunno, gli esiti dei controlli microbiologici, che sono già disponibili, fanno invece scattare da subito più di un campanello di allarme. Sulla scorta dei controlli del passato, quest’anno i prelievi sono stati effettuati solo nei cinque punti del lago che hanno mostrato i maggiori problemi. I campioni presi in ben tre di essi - alla foce del torrente Gusa a Garda, a quella del rio Dugale, a Castelnuovo, e allo sbocco del San Severo, a Bardolino – sono risultati inquinati, contenendo enterococchi intestinali ed escherichia coli in misure superiori ai limiti di legge. Alla foce del torrente Marra, a Lazise, e a quella del Rio Sermana, a Peschiera, tali presenze sono invece risultate rispettose dei parametri di legge. «Una situazione che riteniamo essere casuale e forse dovuta alle situazioni climatiche», hanno spiegato ieri il responsabile della Goletta dei Laghi Simone Nuglio e la presidente della sezione veronese di Legambiente Chiara Martinelli. «Considerato che in molti casi non sono stati effettuati interventi importanti alla rete fognaria, e che dove questo è avvenuto, come per il torrente Gusa, l’inquinamento c’è ancora, è evidente che i problemi, in particolare per quanto concerne le reti ammalorate, i guasti e gli scarichi fuori controllo, sono più gravi di quanto poteva apparire», hanno poi spiegato Nuglio e Martinelli. D’altronde Nuglio ha detto chiaramente: «Non escludiamo che in futuro possano essere fatte delle segnalazioni alle autorità competenti per l’inquinamento in atto». E l’ex presidente Lorenzo Albi ha ricordato: «già in passato sono state presentate delle denunce». Eppure qualcosa si muove. Legambiente, Arpav e l’azienda che gestisce il servizio idrico integrato nell’area lacustre, Ags, hanno infatti avviato ricerche comuni sull’origine nell’entroterra dell’inquinamento microbiologico presente alle foci dei torrenti. «È necessario scoprire chi scarica in maniera irregolare, ma anche sistemare le fognature ed avere finalmente il collettore del Garda realizzato, perché qui ogni anno arrivano 25 milioni di persone», ha aggiunto Albi. Secondo il quale, «Ags deve anche tenere conto dei cambiamenti climatici in atto, per evitare che a causa dell’innalzarsi delle temperature si verifichino fenomeni che tengano lontani i turisti». •