Presenza di Pfas Più controlli a Ca’ Bianca

La discarica di Ca’ Bianca a Zevio
La discarica di Ca’ Bianca a Zevio
Piero Taddei 24.08.2018

Ancora dubbi sulla tenuta del fondo della discarica di Ca’ Bianca a Zevio. Sollevati in Consiglio comunale da Stefano Fittà (Zevio bene comune) rivelando le conclusioni, del maggio scorso, di accertamenti fatti dai Ctu (consulenti tecnici d’ufficio) incaricati dal gip che sta vagliando l’istanza di archiviazione di un procedimento avviato dalla Procura di Verona circa la presenza in di Pfas, accertata con abituali controlli in discarica eseguiti lo scorso anno. Fittà si è detto preoccupato per quanto sottoscritto dai Ctu, poi letto in assemblea: «Persiste, e si è aggravata, la contaminazione delle acque di falda sottostanti la discarica. La contaminazione proviene senza dubbio dallo stesso impianto. I Pfas presenti nel percolato sono stati riscontrati nei pozzetti di controllo di valle, non in quelli di monte, a conferma della provenienza dell’inquinamento dalla discarica». Fittà ha proseguito la lettura affermando che i ctu ritengono che l’impianto di Ca’ Bianca «sia stato costruito in un’area idrogeologicamente sfavorevole e che il successivo ampliamento sarebbe difforme rispetto a un decreto legislativo sulle condizioni di sicurezza. Secondo i periti», ha aggiunto il consigliere, «l’impermeabilizzazione del fondo della discarica e la discontinuità sulla parte realizzata hanno facilitato il passaggio degli inquinanti dai rifiuti (di tipo speciale, ndr) verso la falda acquifera». Altro rilievo dei ctu: «Il collaudo dell’impianto di smaltimento non è stato fatto in modo corretto. In particolare, i valori del coefficente k assunti per l’argilla, non possono ritenersi attendibili». L’assessore all’ecologia Paola Conti ha gettato acqua sul fuoco dicendo che sui Pfas di Ca’ Bianca la Regione ha organizzato un incontro con Provincia, Arpav, Ulss, Comune e Inerteco. L’incontro», ha detto, «ha escluso qualsiasi pericolo, poiché la presenza di sostanze perfluoro-alchiliche è sotto i limiti previsti dalla normativa per l’acqua destinata al consumo umano. Pertanto il sindaco non è tenuto ad adottare alcun provvedimento a tutela della falda». Conti ha aggiunto che i controlli all’impianto passeranno a cadenza mensile, anziché trimestrale. E che sarà intensificato il trasferimento del percolato in specifiche strutture di stoccaggio. Luigi Biondaro, legale di Inerteco, liquida come «infondato e strumentale» l’allarme di Zbc, «perché basato su dati parziali e inconsistenti». Dice: «Arpav, Provincia e Regione hanno già escluso situazioni di pericolo. L’acqua è potabile essendo sotto i limiti più restrittivi fissati dalla normativa. I dati sui Pfas, come certificato dall’Arpav attestano, al contrario, che la bonifica ha disinquinato il sito contaminato dalla precedente discarica abusiva del Comune». «L’impianto non perde affatto», si è accalorato Biondaro, «come confermano tutti gli indicatori da un ventennio in qua. La tesi dei consulenti del Pm è stata sconfessata dai consulenti Inerteco. La discarica è stata costruita a regola d’arte, come provato dai collaudi e da tutte le prove. L’argilla ha una prestanza superiore a quella prevista dal progetto approvato. Nessun addebito può essere mosso a Inerteco, lo stesso pm ha ritenuto insussistente qualsiasi colpa. La ditta ha assicurato totale disponibilità a intensificare verifiche e controlli, sicura di essere in regola. Anche gli ultimi dati confermano che il residuo dei Pfas, comunque nei limiti ampiamente previsti dalla norme, è dovuto alla preesistente discarica oggetto di bonifica da parte di Inerteco e dalle pratiche agronomiche presenti diffusamente in zona», conclude Biondaro. •