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«La Primavera» porta
aria nuova nel «bio»

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23.09.2017

Porte aperte domani alla cooperativa biologica La Primavera, con sede a Campagnola di Zevio, che opera nel settore dell'agricoltura «pulita» tra le aziende leader in Italia.

Obiettivo dichiarato: ribadire attraverso la voce degli stessi produttori che già hanno scommesso sul capitale «natura» convertendo le proprie aziende, come la terra possa produrre non intaccando gli equilibri ambientali, offrire cibi sani al consumo e, agli addetti, migliori condizioni di lavoro e di reddito nonostante le difficoltà legate alla produzione con sistemi alternativi. All'appuntamento in via Giovanni Pascoli sono benvenuti gli operatori della distribuzione organizzata e, appunto, i titolari di aziende agricole desiderosi d' approfondire le potenzialità del biologico, settore in crescita a dispetto del momento difficile che sta attraversando l'agricoltura convenzionale.

Il programma dell'open day: ritrovo alle 8,30. Alle 9 visite e incontri informativi in aziende ortofrutticole bio, ciceroni tecnici specializzati. Alle 12 breve riassunto sulle prospettive per il mercato del biologico. Alle 12,30 pranzo gratuito con i prodotti della Primavera e musica dal vivo. Quindi gli agricoltori della coop racconteranno loro esperienze. E ancora: mostra dei mezzi tecnici e visita guidata ai percorsi di lavorazione degli ortofrutticoli della «Primavera». Infine, laboratorio riservato ai bambini denominato Festa degli orti e presentazione del mercato rionale della coop. La giornata terminerà alle 18.

Il presidente Albino Migliorini e il direttore generale Andrea Bertoldi sottolineano che «La Primavera» non è una realtà dell'ultima ora, essendo sorta nel 1989. Attualmente alla coop di Campagnola fanno capo oltre 75 aziende, tra veronesi e di altre regioni. L'azienda ha chiuso il bilancio 2016 con un fatturato di 6milioni e 500mila euro: + 10,5 per cento sul 2015. Le produzioni dei conferitori sono certificate con l'unico sistema ammesso per il bio a livello mondiale. Ai soci è offerta assistenza tecnica, programmazione delle produzioni, assicurato il pagamento del loro lavoro, cosa che affrontando il mercato singolarmente non sempre è certa. Attraverso la controllata commerciale Brio spa, «La Primavera» garantisce l'accesso alla Gdo e alla ristorazione collettiva anche estera. Le vendite dirette avvengono attraverso due negozi, cinque mercati rionali e una distribuzione provinciale. Ai soci è assicurato accesso ai piani operativi e aiuto agli investimenti.

Perché passare al bio sottoponendosi mediamente a 2-3 anni di riconversione aziendale? «Perché la domanda del biologico è in crescita esponenziale rispetto all'offerta attuale. L'agricoltore, poi, sarà sempre più custode del territorio e remunerato per questa sua funzione», rispondono Migliorini e Bertoldi. Rispetto alla capacità di vendita della Brio, «La Primavera» ha spazi per produrre 10mila quintali di mele in più, 31mila di kiwi, analogo quantitativo di pere, 11 mila quintali d'insalata, 21mila di pomodori, 14 mila di arance, 6mila di clementine, 19 mila di zucchine.

In questo quadro espansivo va tenuto presente che attualmente l'Italia consuma solo il 2 per cento d'ortofrutta bio, a fronte di una media Ue che sfiora l'8 per cento. Secondo le ultime rivelazioni Sinab, su scala nazionale le superfici coltivare con metodo bio sono cresciute del 20,3 per cento, con notevole incremento degli orientamenti produttivi nelle categorie ortaggi, cereali, vite e ulivo. Oltre alla commerciale Brio, «La Primavera» è inserita in una rete d'imprese sinergiche: il marchio Alce nero, la supercooperativa Agrintesa e l'Apo conerpo. P.T.

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