Donne in dialogo, travasi di idee

Un incontro di Donne in dialogo in Val d’Illasi
Un incontro di Donne in dialogo in Val d’Illasi
Monica Rama 13.08.2018

Non hanno mai voluto costituire un’associazione per non avere bilanci da stilare, anche perché soldi nel gruppo non circolano proprio. Eppure qui da anni l’integrazione si fa sul serio: si aiuta, si insegna, si impara, si condivide. Tutto a costo zero. È la realtà di Donne in dialogo, un gruppo di volontarie formatosi otto anni fa a San Zeno di Colognola, nella parrocchia di monsignor Luigi Adami, per promuovere l’ integrazione delle donne straniere venute ad abitare in Val d’Illasi. Oggi il raggio d’azione si è esteso anche all’Est veronese e sono molte le iniziative messe in campo come pure l’origine e la provenienza delle donne extracomunitarie che dimostrano interesse e apprezzamento per quanto fatto dalle volontarie. «Quest’anno sono state davvero tante le proposte concretizzate», racconta Dina Giusti, coordinatrice delle Donne in dialogo. Il gruppo è nato nel 2010 dall’amicizia con Salah Ouaouinat, responsabile della Comunità musulmana La Pace di Tregnago, da anni trasferitosi in Lussemburgo: era stato lui, dopo lo sfratto da un capannone in affitto a Tregnago, a chiedere a don Adami uno spazio per fare corsi di arabo ai bambini la domenica mattina e, in estate, il Ramadan nella tensostruttura parrocchiale nel campo giochi dietro la chiesa di San Zeno. Il sì di don Luigi ha permesso alla parrocchia di condividere momenti di festa e preghiera con la comunità musulmana. All’epoca Ilham, una donna marocchina, si rivolse a Dina: «Stiamo bene insieme. Perché non ci troviamo più spesso?». Così è nato Donne in dialogo, proponendo all’inizio solo incontri domenicali in parrocchia, sufficienti a capire che la scarsa conoscenza della lingua italiana era il vero ostacolo alla comunicazione e alla conoscenza. Le volontarie hanno contattato il Cestim per attivare corsi di italiano nell’alta Val d’Illasi, dove risiedono molte straniere con bimbi piccoli e problemi di trasporto. A fornire un primo spazio è stato il parroco di Tregnago, don Silvano: «Due insegnanti del Cestim facevano scuola alle straniere due giorni a settimana mentre noi volontarie tenevamo i loro bambini, una quindicina da zero a 10 anni. Nel 2012», riferiscono Dina, Rosa Laita e Maria Rosa Dal Molin, esponenti del gruppo, «ci è stato dato dall’amministrazione comunale uno spazio nella scuola di Tregnago dove il Cestim e noi volontarie abbiamo proseguito con i corsi». L’iniziativa, che ha registrato buona partecipazione da parte delle donne straniere, da allora è stata portata avanti e «lo scorso novembre è iniziato il nono corso di lingua italiana, stavolta con il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti, frequentato quest’anno anche da tre profughe ospitate dalla Virtus», precisa Dina. «Dopo i primi incontri a Colognola, da anni, a cadenza bimensile, ci troviamo la domenica pomeriggio nella sede della comunità La pace di Tregnago per non creare alle donne straniere difficoltà di spostamento. Insieme parliamo di tutto, da problemi quotidiani a temi più vasti: le feste dell’Islam, la Madre di Gesù, il matrimonio islamico e i diritti della donna, la condizione femminile in Italia dal dopoguerra a oggi, la Pasqua cristiana, Gesù e lo straniero nel Corano e nella Bibbia. Al termine», riferiscono le volontarie, «ci prendiamo per mano in cerchio e facciamo qualche minuto di silenzio come ringraziamento». Se oggi molte straniere della Val d’Illasi sanno dialogare con medici, insegnanti, istituzioni o destreggiarsi in negozi e uffici lo devono all’ impegno di Donne in dialogo, che da anni mette a disposizione gratuitamente idee, tempo ed energie per concretizzarle in nome di un aiuto concreto, «perché conoscenza, comunicazione e condivisione sono alla base della convivenza». Non mancano, quindi, gite insieme a Venezia e a Verona, partecipazione a feste tradizionali come quella tradizionale detta di Akika per la nascita di un bimbo. Ciascuno dà e riceve in un’ottica solidale: «Abbiamo imparato tante cose ma anche insegnato alle volontarie italiane come si cucina il vero cous-cous», raccontano divertite Hashaa e Rabia, entrambe di Illasi e in Italia dal 2003, da anni gravitanti attorno al gruppo con altre donne marocchine, indiane, africane di Eritrea, Nigeria, Ghana oltre ad alcune dell’Europa dell’Est. «In sala parrocchiale a Mezzane, alcune di noi marocchine hanno preparato questo piatto tipico; le altre aiutavano incuriosite perché è un’arte vera e propria. Poi abbiamo mangiato insieme con gioia», concludono. L’esperienza di Donne in dialogo è stata portata al Cum (Centro unitario per la cooperazione missionaria), al Festival della Dottrina sociale della chiesa, al Gruppo per il pluralismo e il dialogo e alla Caritas. «Quanto realizzato in questi anni con le straniere arrivate in Val d’Illasi, è stato prima di tutto accoglienza, capendo le loro difficoltà, facendo ciò che ci è stato possibile e cercando, forse inconsciamente, di mettere insieme le nostre speranze. Noi italiane avevamo e abbiamo voglia di aprirci al nuovo e alla diversità che arricchisce, e le donne straniere il desiderio di trovare una terra dove essere accolte per condividere una vita dignitosa. In questi anni», confessano Dina, Rosa e Maria Rosa a nome del gruppo, «ci siamo messe in discussione, siamo cambiate e ora ci sentiamo più libere, meno rigide. Siamo donne semplici che vogliono rimanere tali perchè nella semplicità c’è libertà di incontrare, dialogare con tutti. L’auspicio è che questa esperienza possa essere un seme di speranza capace di generare forza per continuare a portare avanti progetti di pace». •