«Caccerei Fanfani e Forlani dalla Democrazia cristiana»

Con Pertini in piazza BraAlessandro Canestrari in piazza Bra nel 1987
Con Pertini in piazza BraAlessandro Canestrari in piazza Bra nel 1987
V.Z.05.08.2018

Nel dopoguerra Alessandro Canestrari tornò lavorare nell’ufficio postale tregnaghese che fu di suo padre e ne divenne direttore. Fu anche vicesindaco, fondatore della Democrazia cristiana locale, consigliere comunale a Verona e a Casaleone, deputato per quatto legislature, sottosegretario al Lavoro e alla previdenza sociale nel 1968 e alle Poste e telecomunicazioni del governo Andreotti del 1972-73, consigliere nazionale del Silulap, il sindacato dei postelegrafonici, e presidente provinciale dello stesso. Uuomo della corrente dorotea (quella di centro) della Democrazia cristiana, fu in realtà un «cane sciolto», attento più alle persone e al bene del partito che a quelle di fazione, amico intimo di Enrico Mattei, presidente dell’ Eni, di Flaminio Piccoli e di Aldo Moro a cui nel 1963 scrisse che se fosse dipeso da lui avrebbe chiesto «l'espulsione dal partito di Fanfani e Forlani... comunque se hai bisogno di un attaccante sono a tua completa disposizione». CONDIVIDEVA lo spirito e la lettera dell'ispirazione cristiana del partito con le persone di cui intuiva l'onestà e la sensibilità disinteressata, anche se di schieramenti opposti come il socialista Sandro Pertini, che fu per due volte da presidente della Repubblica nella casa di famiglia dei Canestrari a Casterna di Fumane; gli altri presidenti Giovanni Leone e Carlo Azeglio Ciampi, la comunista compagna di Togliatti e presidente della Camera Nilde Jotti, che non mancò di invitarlo a passare a sinistra vista la poca considerazione che godeva nel suo partito; «Ti faremmo ministro subito!» gli disse. •