Arrivano i profughi, protesta In dieci in una casetta isolata

Profughi, residenti e carabinieri sul posto   FOTO AMATO
Profughi, residenti e carabinieri sul posto FOTO AMATO
Francesca Lorandi 14.07.2018

«Lo vede, si rifiutano di entrare in quella casa». Rosita Pace abita con i due figli e il compagno a una manciata di metri dall’abitazione bianca che, da ieri, ospita 10 richiedenti asilo che la Prefettura di Verona ha spedito a Valle di Castagnè di Mezzane di Sotto. E al loro arrivo, sotto il sole di mezzogiorno, almeno la metà dei pochi residenti di questa frazione immersa nel verde era fuori dalla porta di casa per protestare. Non serviva fare tanta strada per vedere quei 10 nuovi arrivati, ché lungo questa stradina le case sono l’una vicina all’altra, compresa quella bianca che per almeno sei mesi ospiterà i migranti per effetto di un progetto di accoglienza gestito dalla cooperativa San Francesco che, nell’ultimo bando della Prefettura, ha messo a disposizione duecento posti distribuiti in tutta la provincia. «Vede che non vogliono entrare», si infervora Rosita, «perché in quella casa ci sono soltanto una camera matrimoniale, due stanze singole e un solo bagno: non è pensabile che ci possano vivere 10 ragazzi. E infatti loro restano fuori, qua non vogliono starci, non hanno nemmeno la rete per il telefonino, non ci sono farmacie, né medici, nemmeno negozi di alimentari». «Sono giovani, sembrano bravi ragazzi: arrivano da un centro di accoglienza di Bovolone, là stavano bene, avevano tutto». «Gli operatori della cooperativa li hanno caricati sul furgone questa mattina e nemmeno loro sapevano dove sarebbero stati portati», sottolinea un’altra residente, Francesca Caratto, dopo aver scambiato qualche parola col gruppetto di profughi. «Conosco bene il francese e l’inglese, ho chiesto se serviva una mano per le traduzioni», prosegue Coratto, raccontando di essere stata informata dal messaggio di Rosita: «Nessuno sapeva nulla di questo arrivo. Io credo che per facilitare l’inserimento di stranieri in una comunità così piccola serva un minimo di preparazione». Nessuna protesta violenta tra i residenti di Valle di Castagnè: all’ora di pranzo a osservare l’arrivo dei 10 profughi a bordo di un furgone bianco sono soprattutto donne, mamme, mogli. Gli uomini sono al lavoro. «Hanno le cuffiette e le scarpe firmate, guardali», borbottano tra di loro, «io ho appena comprato la mia casa e adesso mi ritrovo loro come vicini di casa». «Sono preoccupata per i miei figli, per i miei cani», aggiunge Rosita, mentre gli abitanti della frazione annuiscono e altri commentano la diretta video che la donna fa su Facebook: «Mandiamo le immagini a Salvini, che venga qui a vedere», scrive qualcuno, «Mandiamoli in canonica», «Chiama i carabinieri», commentano altri. I militari effettivamente arrivano, per controllare la situazione, evitare che il malcontento si trasformi in qualche azione più violenta e per facilitare l’ingresso dei 10 migranti nella casa. «Questa casa», dicono i residenti, «non è abitata da almeno vent’anni, apparteneva a un signore morto due mesi fa e ora i famigliari hanno deciso di destinarla ai richiedenti asilo». «Non è una struttura idonea a ospitare questi ragazzi, è piccola ed è isolata: nemmeno loro vogliono entrarci», conferma il sindaco di Mezzane, Domenico Sella, che è stato avvisato nei giorni scorsi dalla Prefettura dell’ arrivo di un gruppo di profughi. «Non mi è stato detto dove sarebbero stati portati, ci sono arrivato da solo: ho fatto un sopralluogo e mi sono reso conto che quella casa non andava per nulla bene: per loro sarebbe come un carcere, che senso ha questa soluzione?», si chiede. Mezzane di Sotto, tremila anime e poco più, un’esperienza di accoglienza l’ha già provata con ottimi risultati. Nei mesi scorsi una famiglia eritrea è andata a vivere nel comune grazie a un progetto della Caritas e ora genitori e figli sono ben integrati nella comunità. Ma questa è un’altra faccenda, ospitare un numeroso gruppo di richiedenti asilo è cosa diversa spiega il sindaco che, lo scorso anno, ha rifiutato di aderire allo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati messo a punto dal Governo per distribuire sul suolo italiano centri di seconda accoglienza e che prevede tre profughi ogni tremila abitanti. «Io sono favorevole ad ospitare richiedenti asilo», spiega il primo cittadino, «ma nel mio Comune non ho trovato una struttura adatta e quindi non c’era la possibilità di creare un progetto utile, sensato». «Ma probabilmente», conclude Sella, «c’è chi si muove seguendo altre logiche». • © RIPRODUZIONE RISERVATA