Super Posenato al traguardo di 150 donazioni

Renato Posenato, orgoglioso, alla sua centocinquantesima donazione con l’Avis
Renato Posenato, orgoglioso, alla sua centocinquantesima donazione con l’Avis
Paola Dalli Cani 01.09.2018

Paola Dalli Cani Da 45 anni è tutto casa, lavoro e centro trasfusionale: si chiama Renato Posenato ed è il recordman della donazione di sangue che domani l’Avis di Terrossa e Roncà premierà per le 150 donazioni. La sua storia è praticamente tutta nei due tesserini da donatore, «due pieni, ma per le ultime donazioni me ne dovranno dare uno nuovo», dice senza nascondere il dispiacere. A gennaio Posenato compirà infatti 65 anni, approdando così all’età in cui si smette di essere donatore: mica poco per uno per cui donare sangue è, da sola, una ragione di vita: «Se sento qualcuno che ne parla ma che è dubbioso non insisto mai ma lo invito a farsi un giro in ospedale, sia nelle stanze di degenza per vedere quanto bisogno e sofferenza ci sono, sia al centro trasfusionale per scoprire con quanta gioia le persone escano di lì dopo aver donato», spiega. Nella sua storia c’è il primo scenario, quello che da ragazzino visse al capezzale di papà Guerrino a cui qualche sacca di sangue regalò importantissimi attimi di vita prima che un’emorragia al fegato se lo portasse via. «Era il 1966 e lo decisi in quel momento che sarei diventato un donatore anche io. Dovetti aspettare con grande pazienza anche perché a quel tempo si diventava maggiorenne a 21 anni», racconta, «e riuscii a strappare la firma a mia madre solo a 19 anni. Dopo quello che era accaduto a mio padre, era preoccupata che a togliermi il sangue potessi star male anche io». È stato così che Posenato è diventato il donatore 205 dell’ Avis di San Bonifacio: la prima donazione è del 4 agosto 1973 e da lì è tutto un susseguirsi, con una regolarità matematica. «La prossima sarà il 24 settembre, poi spero almeno un paio», dice soddisfatto. Il termine non è forzato: «Sono sempre contento quando lascio il centro trasfusionale e lo sarei maggiormente se di sangue me ne togliessero di più. Secondo me è qualcosa che è impossibile non fare», spiega, «perché ho la fortuna di essere sano e non avrebbe senso lasciar soffrire qualcuno che con una sacca potrebbe star meglio o guarire». Con questa filosofia Posenato ha contribuito a fondare l’Avis di Terrossa e Roncà, nel 1980, e ha trasformato in donatori decine e decine di ragazzi: «Mi ricordo tanti anni fa che si manifestò un’ emergenza sangue. Non persi tempo», dice, «passai casa per casa proponendo ai giovani di accompagnarli al centro trasfusionale. Oggi quei ragazzi hanno 55 e 60 anni, e pure Paolo Magnaguagno, che domenica approda alle 100 donazioni, lo arruolai io». Dopo quella volta Posenato si è specializzato come cacciatore di donatori: «Ho sempre avuto confidenza coi giovani, entravo al bar e dicevo loro che il giorno dopo sarebbero andati a donare. Mi sentivo rispondere che ce li dovevo portare io, ho sempre detto sì e in un caso mi presentai al centro trasfusionale con sei aspiranti donatori in una volta». L’autorevolezza della simpatia, vien da dire, e Posenato ha un talento nell’ entrare in sintonia con le persone. L’importante è prestare attenzione a tre aspetti: «Essere convinti di quel che si fa, essere costanti e avere salute». Se un dispiacere ce l’ha è legato a una donazione sfumata: «Sono stato chiamato due volte per donare il midollo», ammette, «ero al settimo cielo ma poi non se n’è fatto più niente». •

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