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Bacino Colombaretta «Ora abbiamo paura»

Il bacino di Colombaretta a due giorni dall’allauvione
Il bacino di Colombaretta a due giorni dall’allauvione
P.D.C.04.09.2018

Vigne, tacchini, sicurezza: attorno a questa tre parole ieri nell'area del bacino Colombaretta si sono concentrati occhi e preoccupazioni di tanti. Tra loro, i fratelli Lino e Paolo Zoccante che conducono un allevamento di tacchini: solo per qualche centimetro non è stato invaso dall'acqua e dal fango dopo la tracimazione e i sormonti in più punti della Roggia Vienega, il torrente che corre sul lato del bacino Colombaretta. A rischio, i 14 mila capi dell'allevamento posto sulla vicinale del Frassine-Colombaretta, così si chiama la strada che nasce a Monteforte come via Romano Dian. «Dall'ondata siamo stati risparmiati per qualche centimetro, ma il problema serio è la strada che nella parte iniziale (via Dian, ndr) è franata per 25 metri. Un pericolo anche per gli scoli che la costeggiano». Secondo l'impresa che hanno chiamato ieri, a rischio, però, sarebbero altri 200 metri di strada a monte: problema non da poco per i mezzi agricoli e pesanti che riforniscono di mangime l'allevamento. «Siamo pronti a fare subito la nostra parte, a metterla in sicurezza quanto prima per tagliare i tempi ma ci auguriamo una compartecipazione della spesa. E le manutenzioni per non vanificare il lavoro». La strada vicinale per la parte di monte (compreso il versante da cui si è staccata una parte che ha invaso la strada) ricade a Monteforte, quella di valle a Montecchia: entrambi i sindaci, rispettivamente Gabriele Marini ed Edoardo Pallaro, ieri hanno manifestato la propria disponibilità ad intervenire. «Ma la nostra priorità al momento è la transitabilità delle comunali», chiarisce Marini. Disponibile anche Pallaro che aggiunge: «Ad emergenza finita credo che con Monteforte si possa affrontare la questione delle competenze, eliminando la suddivisione verticale. È una strada importante, alternativa alla Sp 17». Poi ci sono i nodi manutenzioni, adeguatezza degli scoli e degli scarichi, problemi molto cari anche ai proprietari dei terreni che ricadono nel bacino dove i vigneti carichi sbucano da un lago di acqua e fango. «Ci vorranno giorni prima che l'acqua se ne vada. Come sarà l'uva? La prenderanno in cantina? E la vite come reagirà a giorni di sommersione e al soffocamento da fango? Siamo preoccupatissimi», diceva ieri Giampietro Rossetto, uno dei proprietari. Tutti sono convinti tutti: la Roggia Vienega, che dovrebbe svuotare il bacino, ha funzionato al contrario. E con il torrente Alpone, cosa succederà? Queste preoccupazioni sono pronte a diventare armi da guerra: non ne fanno mistero l'avvocato Paolo De Leo e il fratello Domenico, né l'avvocato Annamaria Teresa Lombardi che da anni assiste buona parte dei proprietari dell'area del bacino. C'è qualcosa che non va. Di diverso avviso la Regione: «Il bacino funziona». Poche parole arrivate ieri, dopo aver cercato spiegazioni, dall'ufficio stampa della Regione che ha annunciato un comunicato dell'assessore alla Difesa del suolo Giampaolo Bottacin. •