Saltano i due confronti tra sindaci sulla fusione

Roberto Turri, sindaco di Roncà
Roberto Turri, sindaco di Roncà (BATCH)
Paola Dalli Cani13.01.2018

 Faccia a faccia sulla fusione, il sindaco di San Giovanni Ilarione dice no: «Poco rispetto istituzionale, non vado né all'uno né all'altro perché non ne trovo il senso». Così Luciano Marcazzan, sindaco del «no fusione» alla vigilia della settimana bollente che accompagnerà gli elettori di San Giovanni Ilarione e Roncà al referendum sulla fusione amministrativa (si voterà domenica 21 gennaio). E Roberto Turri, il collega roncadese, non ci sta: «Prima lancia la sfida e fissa pure una data, io modifico il mio programma e allargo la sua proposta, e ora si tira indietro? La verità è che Marcazzan non ha alcuna intenzione di mettersi a confronto». L'antefatto è la richiesta di Turri a Marcazzan di organizzare un confronto pubblico, Marcazzan dice sì e fissa il confronto a Roncà il 19 gennaio chiedendo espressamente a Turri di impegnarsi a «mollare l'osso» della fusione nel caso in cui San Giovanni dicesse no e Roncà dicesse sì. Turri replica che non sta a lui decidere e raddoppia proponendo il confronto anche a San Giovanni il 15 gennaio. Da allora nessun'altra comunicazione tra i due che, su tutti questi punti, si sono parlati attraverso queste pagine e che lunedì saranno in posti diversi. «Non ho avuta alcuna notizia da Marcazzan, ho bloccato la data del 15 a San Giovanni e per rispetto non ho scritto confronto nel volantino di annuncio dell'incontro alla presenza dell'avvocato Enrico Specchio, direttore del dipartimento Enti locali e strumentali della Regione Veneto. Per il 19 a Roncà, visto che la data l'aveva decisa lui, ho semplicemente messo nero su bianco il confronto». MARCAZZAN la vede diversamente: «Nessun volantino in giro a San Giovanni, e oltre tutto quel volantino è stato fatto senza nemmeno chiedere una risposta formale. Io attendo ancora l'impegno di Turri a fare dietrofront se San Giovanni dicesse no. Quanto al confronto, tre date le ha fatte lui e tre, proprio la prossima settimana, le farò io e dunque lo spazio per le diverse posizioni, almeno a San Giovanni, è stato più che sufficiente. Non così a Roncà dove volutamente non sono andato a fare, come lui ha fatto da noi, il padrone a casa d'altri». Turri si dice sconcertato: «Ribadisco che data e paese lo ha indicato lui. Se teneva tanto a quella forma che oggi invoca, perché il confronto al 19 non lo ha proposto formalmente? Quanto alle risposte, io la mia l'ho data, è lui piuttosto che non l'ha fatto riguardo l'incontro del 15. Come può, la stessa persona, difendere il valore dell'informazione, parlare ai cittadini solo a qualche giorno dal referendum togliendo tempo alla riflessione e poi derubarli del diritto di avere le due posizioni a confronto?». Marcazzan ribatte: «Da martedì a giovedì avrò tre incontri pubblici a San Giovanni, su lunedì mi son ritenuto libero e ne ho uno sul Piano di sviluppo rurale. Gli incontri del 15 e del 19 a San Giovanni non sono stati pubblicizzati ed è stato fatto apposta per farli saltare. A novembre, sebbene avessi detto chiaramente che non sarei stato presente, all'incontro di San Giovanni venne tenuta la sedia libera e in bella vista la targhetta col mio nome”. Turri replica: “A novembre correttezza istituzionale impose di garantire la possibilità di intervenire in caso di ripensamento ma oggi fa comodo ribaltare le questioni. Le cose stanno così? Mi adeguo: invito però i cittadini lunedì 15 a San Giovanni Ilarione ad ascoltare non Turri ma un dirigente regionale che spiega cosa sia la fusione, e dopo essere andati a sentire il no di Marcazzan nelle sere successive, a chiudere a Roncà il 19 sentendo le ragioni del sì». •