Salta la «cattura» di un altro inquinante oltre ai Pfas

L’azienda Miteni di Trissino, Vicenza, potrebbe non essere l’unica fonte di inquinanti
L’azienda Miteni di Trissino, Vicenza, potrebbe non essere l’unica fonte di inquinanti
Luca Fiorin 10.07.2018

Una fuga di notizie ha impedito all’Arpav di completare i controlli in merito alla possibile presenza di un nuovo inquinante proveniente dalle lavorazioni della Miteni, l’azienda chimica di Trissino, Vicenza, che già è nel mirino delle istituzioni per quanto concerne la contaminazione da Pfas. Il direttore dell’agenzia regionale per l’ambiente, Nicola Dell’Acqua, non sembra avere dubbi. «Avevamo già effettuato per due volte analisi e controlli ma, la scorsa settimana, quando siamo entrati nell’azienda per effettuare le verifiche finali, non abbiamo potuto vedere nulla», spiega. «In seguito al fatto che il nuovo inquinamento era divenuto pubblico, abbiamo trovato le lavorazioni ferme e tutti gli impianti puliti», precisa. La vicenda si è consumata nella seconda parte della scorsa settimana. Giovedì, un quotidiano regionale ha pubblicato la notizia che dai pozzi circostanti Miteni era stata prelevata acqua di falda contenente Hfpo-Da, un acido perfluorato che viene utilizzato nell’industria in sostituzione del Pfoa. Sostanza, questa, che fa parte della famiglia dei Pfas, è presente nell’ambiente e anche nel sangue dei residenti della zona esposta alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche, e di cui Miteni ha eliminato la produzione qualche anno fa. Secondo una ricerca pubblicata ieri dal sindacato dei veterinari pubblici Sivemp, d’altro canto, il profilo tossicologico dell’Hfpo-Da, il cui nome commerciale è GenX, è da tempo oggetto di studio, da parte degli enti pubblici statunitensi, dell’istituto per la salute olandese e dall’agenzia europea per le sostanze chimiche, l’Echa. La presenza dell’Hfpo-Da è stata sottoposta ad analisi specifiche nell’area in cui si trova Miteni in seguito ad una segnalazione del governo olandese relativa ad un flusso di scarti di lavorazione proveniente da un’industria chimica dei Paesi Bassi. D’altronde, l'azienda di Trissino era stata autorizzata a ricavare da quel tipo di rifiuti prodotti, come il GenX, dalla Regione, nel 2014, quando già da un anno si sapeva del problema-Pfas. Secondo l’Arpav, la presenza dell’Hfpo-Da nelle falde poteva cambiare il quadro di riferimento anche in merito ai Pfas. Questi ultimi, finora, li si è principalmente cercati sotto terra, ritenendo che vengano rilasciati, come in parte è stato accertato, da rifiuti. «Le analisi sul nuovo inquinante hanno invece evidenziato l’esistenza di alcune falle nel sistema produttivo», precisa adesso Dell’Acqua. L'ipotesi, quindi, è che ci possa essere qualche collegamento tra le lavorazioni con ciò che finisce in falda. Ipotesi che secondo Arpav non è stato possibile accertare, a causa della fuga di notizie sul nuovo inquinante. Una vicenda che ha interessato anche un lettera scritta dalla stessa Arpav ed indirizzata alla Regione. In ogni caso, la scoperta dell’Hfpo-Da nelle acque sotterranee, ha portato delle conseguenze rilevanti. Venerdì, infatti, la Provincia di Vicenza ha sospeso l’autorizzazione a Miteni per la lavorazione del GenX e di altre sostanze analoghe. Un fatto che potrebbe costituire una svolta per quanto riguarda la complessa vicenda-Pfas - sulla scorta di esso i Cinque Stelle veneti hanno chiesto alla Procura di Vicenza il sequestro della ditta - ma a fronte della quale Miteni al momento non si esprime. «Avevamo già fermato quelle lavorazioni ed ora attendiamo l’esito delle analisi di verifica in corso», spiegano da Miteni. Ieri, inoltre, è stata chiesta una proroga dell’attività della commissione regionale d’inchiesta sui Pfas, alla luce di studi comunitari che attesterebbero un utilizzo in Veneto delle sostanze perfluoro-alchiliche numericamente molto superiore rispetto alla loro produzione da parte di Miteni. •