«Non seppellitelo
senza un nome, lui
era nostro padre»

I carabinieri di Monteforte
I carabinieri di Monteforte
Paola Dalli Cani 11.11.2018

Un padre: ecco chi era l'uomo che il 2 settembre scorso è stato trovato, esanime, in un campo lungo via della Fontana a Monteforte d’Alpone. Non serve sapere come si chiamasse, dove abitasse, che vita conducesse: «Era una persona che stava passando un periodo molto difficile, del quale avevamo segnalato la scomparsa e che non era certo un uomo senza fissa dimora ma solo una persona molto fragile che il 2 settembre non ce l’ha fatta più. Sono più di nove settimane che viviamo un dramma doppio, per averlo perduto e per non poterlo ancora riaccogliere e ci ha fatto male leggere che per lui, dipinto come una persona senza nome, è stato chiesta e disposta la sepoltura in un cimitero che non è il nostro».

 

È per questa ragione che i due ragazzi, una volta appreso dall’Arena di giovedì scorso che l’autorità giudiziaria, per il tramite dei carabinieri di Monteforte d’Alpone, aveva chiesto al Comune di attivarsi per la sepoltura dell’uomo «non identificato», hanno vissuto un ulteriore doppio dramma: quel «non identificato» a loro avviso suona come una sorta di «non se n’è occupato nessuno» e siccome le cose non stanno così hanno voluto capire che cosa stesse succedendo. «Il 2 settembre c’erano gli elementi per risalire a noi, e così è stato fatto. Qualche giorno dopo siamo stati sottoposti a prelievo di campione di Dna, perché i carabinieri dei Ris di Parma procedessero al confronto, e ci era stato detto che i tempi sarebbero stati un po’ lunghi», raccontano i ragazzi. Da allora, forti di quel «quattro settimane» che, raccontano, è stato dato loro come termine indicativo, ogni giorno sperano sia quello giusto per avere la risposta che tanto attendono per poter, finalmente, dar pace al corpo del padre.

 

Giovedì, i carabinieri hanno informato il Comune che, recepita la delibera di Giunta, «l’autorità giudiziaria ha concesso il nulla osta al seppellimento». Nell’ufficio del primo cittadino dopo questa comunicazione il disorientamento ha accomunato tutti assieme all’auspicio che si tratti di una prassi che in casi come questi consenta all’autorità giudiziaria di sapere già dove poter dare dignitosa sepoltura alle persone nel caso in cui l’esame del Dna risultasse negativo.