Mistero su trenta richiedenti asilo a 48 ore dall’arrivo

Luciano Marcazzan, sindaco di San Giovanni Ilarione
Luciano Marcazzan, sindaco di San Giovanni Ilarione
Paola Dalli Cani 30.05.2018

A due giorni dal possibile arrivo di trenta richiedenti asilo a San Giovanni Ilarione, non c'è al momento alcuna notizia certa. Una cosa, però, il sindaco Luciano Marcazzan ce l'ha chiara in testa: se ciò accadrà, a queste persone sarà richiesto di collaborare con la comunità che le accoglie. «Siamo fermi dove eravamo, cioè la notizia che una cooperativa, la cooperativa sociale San Francesco di San Bonifacio, ha partecipato all'ultimo bando per l'affidamento del servizio di accoglienza e assistenza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in provincia di Verona mettendo a disposizione 30 posti a San Giovanni Ilarione», spiega Marcazzan. «Il bando prevede che l'accoglienza vada dal 1° giugno al 31 dicembre, ma altro non è dato sapere». Di certo trenta persone significa esattamente il doppio del tetto garantito ai Comuni che partecipano al Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (il sistema Sprar a cui hanno aderito 43 dei 98 Comuni veronesi che mettono complessivamente a disposizione 375 posti), che contiene il numero di accoglimenti nella proporzione di tre richiedenti asilo ogni mille abitanti. Nel febbraio dello scorso anno la maggioranza all'epoca guidata dal sindaco della Lega Ellen Cavazza aveva detto no allo Sprar motivando con la indisponibilità di spazi pubblici da adibire all'accoglienza ma anche annunciando di essere pronti alle barricate in caso di invio da parte della Prefettura. Marcazzan era il minoranza, e con l'allora collega Nadia Bevilacqua (tutt'ora consigliere di minoranza), chiese di sospendere la discussione data l'imminenza delle amministrative e davanti al pollice verso della maggioranza si astenne. «LE CONDIZIONI oggettive non sono mutate», riconosce Marcazzan, «perché nemmeno oggi il Comune possiede fabbricati idonei e di fatto è impossibile pensare ad uno Sprar e per questa ragione ad occuparsi di questa materia è direttamente la Prefettura di Verona a fronte di disponibilità di posti. La gestione di richiedenti asilo, dunque, non è più argomento in cui il sindaco e l'amministrazione comunale possano metter parola. Da quanto ho avuto modo di capire confrontandomi col vice prefetto vicario Angelo Sidoti, ci sono in ballo trenta posti messi in disponibilità dalla San Francesco, e se ci sono è perché alcuni privati li hanno resi disponibili: non ho idea, però, di dove possano essere. È certo, per altro, che nelle settimane passate alcune persone giravano per il paese cercando immobili da affittare e sostenendo fossero per richiedenti asilo». «Una cosa sola posso augurarmi», aggiunge il primo cittadino, «e cioè che la localizzazione degli alloggi non crei disagi o tensioni con la popolazione residente. Aggiungo poi che sono convinto che la cosa che darebbe maggiormente fastidio sarebbe vedere persone accolte e manutenute che non ricambiano l'accoglienza ricevuta. Ecco perché, se ci saranno questi arrivi, ci faremo carico di impiegare queste persone in lavori per la nostra comunità visto che, a quanto ne so, è possibile impiegarle per un massimo di 20 ore settimanali per lavori socialmente utili». Il bando al centro del discorso (valore complessivo 12 milioni 463.000 euro) è quello che si è chiuso il 3 maggio e che puntava all'individuazione di 500 nuovi posti: attualmente i richiedenti asilo accolti nel veronese sono 2.300, 1.164 dei quali seguiti da cooperative che stanno operando in proroga e per le quali questo bando prevedeva, per così dire, la regolarizzazione. •